Valle dei Templi, nuovi resti archeologici a nord della Plateia I-L

Nuovi rinvenimenti stanno per essere portati alla luce in un’area dell’antica Akragas. Grazie alle indagini geofisiche effettuate in una zona a nord della Plateia I-L, è stato possibile individuare e far riemergere i resti di un muro in grossi blocchi di calcare locale, appartenente ad un edificio risalente, secondo le ipotesi, al periodo ellenistico o addirittura classico, che, per la sua collocazione vicina all’ingresso del santuario degli “altari circolari”, potrebbe comunque avere un ruolo nella topografia religiosa di Akragas.
Dall’esigenza di individuare i settori di quest’area potenzialmente ricchi di resti archeologici non ancora emersi è nata la collaborazione scientifica tra le università di Bordeaux e di Catania, quest’ultima tramite il Dipartimento di Scienze Umanistiche e il Laboratorio di Geofisica Applicata afferente al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali che da anni si occupa dell’applicazione di tecniche di geofisica applicata nel contesto dei beni culturali e della ricerca archeologica, collaborando con i parchi e le soprintendenze della Sicilia orientale.
LA CAMPAGNA DI SCAVI E LE INDAGINI GEOFISICHE
Le campagne di indagini geofisiche sono state autorizzate dal direttore del Parco Valle dei Templi, l’architetto Roberto Sciarratta, sotto la supervisione della dirigente archeologa Valentina Caminneci, e sono consistite nella esecuzione di una prospezione elettromagnetometrica a copertura dell’intera area e di successive indagini geoelettriche multi elettrodiche 2D, al fine di aumentare il dettaglio dei risultati. Esse sono state guidate dal professor Sebastiano Imposa, associato di Geofisica Applicata e responsabile del Laboratorio dell’ateneo catanese, coadiuvato dai dottori Sabrina Grassi, Gabriele Morreale e Claudia Pirrotta, e hanno coinvolto anche il geologo Angelo Gilotti e il professor Luigi Caliò, presidente del Corso di Laurea Magistrale in Archeologia del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania.
I RISULTATI E LE IPOTESI
Sulla base dei risultati ottenuti lo scorso aprile, una équipe di studenti e dottorandi, tra cui il dottor Dario Giuliano dell’Università di Palermo, guidati dalla professoressa Laurence Cavalier, docente di Storia dell’Arte e Archeologia Antica all’Università Bordeaux-Montaigne - Istituto di Ricerca Ausonius, ha effettuato un primo saggio di prova in una delle aree individuate dalle prospezioni geofisiche eseguite dai ricercatori dell’Università di Catania.
«I risultati sono stati subito in linea con i dati ottenuti dalle prospezioni. I resti di un muro in grossi blocchi di calcare locale sono stati rapidamente portati alla luce laddove la prospezione aveva rivelato la presenza di forti anomalie. Da una prima analisi sembra che questo muro poggi in parte sulla roccia tagliata e mostri un orientamento diverso da quello del vicino quartiere ellenistico-romano», aggiunge il docente. «Le ceramiche raccolte sono attualmente in fase di studio, ma sembrerebbe che questo edificio, di cui al momento non è possibile precisare la funzione, possa risalire al periodo ellenistico o addirittura classico».
IL RUOLO DELLE INDAGINI GEOFISICHE
Questo genere di analisi, che hanno acquisito un ruolo sempre più rilevante all’interno dei progetti di ricerca archeologica nel corso degli ultimi due decenni, per il professor Imposa, «restituisce una “fotografia” di quanto è conservato sotto i nostri piedi senza modificare in alcun modo l’aspetto del sottosuolo, fornendo precise indicazioni che possono indirizzare e conseguentemente velocizzare le successive fasi di scavo. Sono di conseguenza chiare le potenzialità e l’apporto che queste tecniche offrono anche per la “fruizione” e la salvaguardia del patrimonio sepolto».
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