Pesaro: i segreti di una rete ciclabile di successo

In ogni grande città l’alternativa all’auto è la metropolitana. A Pesaro, città di medie dimensioni e secondo centro delle Marche, la risposta prende invece il nome di “Bicipolitana”. Undici “linee” per un totale di 77 chilometri di piste ciclabili, che permettono di raggiungere velocemente e in piena sicurezza le zone più importanti della città. Senza contare la zona a traffico limitato del centro storico: chiusa alle auto e aperta solo a pedoni e biciclette. I lavori di estensione della rete ciclabile sono valsi al comune marchigiano il titolo di “capitale italiana della bici”, assegnato da Legambiente ad ex aequo con Bolzano. Il raggiungimento della percentuale del 28% di cittadini che quotidianamente usano la bicicletta per i propri spostamenti è sicuramente un dato sorprendente. E che vale proprio la pena approfondire.
Buona parte del successo che ha reso Pesaro un valido modello di mobilità sostenibile è legata alle caratteristiche morfologiche e urbanistiche. In primis, per le proprietà plano-altimetriche. Secondo il decreto ministeriale 557 del 1999 sulle norme tecniche delle piste ciclabili, la pendenza longitudinale media non dovrebbe superare il 2% al chilometro. Requisito abbondantemente soddisfatto dalla città marchigiana, che sorge in riva al mare su un territorio pianeggiante.
Dal punto di vista delle caratteristiche urbane la presenza di strade piuttosto larghe ha sicuramente agevolato la creazione di percorsi ciclabili. Le norme vigenti prevedono un impiego cospicuo della carreggiata: almeno un metro e mezzo per una singola corsia e due metri e mezzo per due corsie ciclabili a opposto senso di marcia. A cui occorre aggiungere un ulteriore mezzo metro per l’eventuale installazione di uno spartitraffico per separare auto e bici. Le piste ciclabili devono inoltre avere un andamento rettilineo: i raggi di curvatura dovrebbero essere superiori a cinque metri, anche se possono essere ridotti fino a tre se la visibilità non viene pregiudicata.
Ma ciò non basta a rendere pienamente fruibili le piste ciclabili. Innanzitutto, per permettere la coesistenza tra il traffico ordinario e quello costituito dalle biciclette, nelle strade urbane dove non sono presenti corsie preferenziali è necessario ridurre la velocità massima. Il comune di Pesaro si è adoperato in tal senso: in molte vie residenziali il limite generico di 50 km/h è stato portato a 30 km/h o addirittura a 20 km/h. Un altro merito dell’amministrazione comunale è stato quello di fornire la città del servizio di Bike sharing “Centroinbici” progetto attivo in molte città italiane che permette a turisti e pendolari di spostarsi in bicicletta in maniera rapida e piuttosto economica. Curate inoltre le aree di sosta, dotate di rastrelliere e posizionate in aree frequentate e illuminate. Perché sfortunatamente, i ladri di biciclette non fanno parte solamente del mondo immaginario del cinema.
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