Organico, da rifiuto a risorsa preziosa per l’agricoltura

Ne produciamo ogni giorno e in maniera inevitabile e spesso è oggetto di sprechi ingiustificati: si tratta del cosiddetto rifiuto organico proveniente dagli scarti di cibo e non solo. Sempre al centro della questione della raccolta differenziata l’organico o frazione umida viene considerato dalle persone il rifiuto più fastidioso da differenziare per quanto riguarda il sistema porta a porta poiché non viene raccolto tutti i giorni della settimana. Ma perché è così importante differenziarlo? Innanzitutto vediamo da vicino cosa comprende la frazione umida: principalmente avanzi di cibo, ma anche piccole ossa, alimenti avariati e scaduti, bastoncini in legno per i gelati, ceneri spente del caminetto in quantità limitate, fiori recisi, fondi di caffè e filtri di tè, fazzoletti e tovaglioli di carta non stampati, lettiere naturali di animali domestici. Invece non si possono conferire nell’organico: filtri dell’aspirapolvere, piante infestate o malate, legno trattato con prodotti chimici e pannolini.
Il recupero della frazione umida assume un’importanza rilevante poiché, attraverso un processo di degradazione naturale, dagli scarti si ricava un composto molto importante, il compost. Si tratta un materiale ricco di nutrienti, adatto da utilizzare come fertilizzante in agricoltura. In contrasto con i fertilizzanti chimici, che spesso vengono utilizzati nel settore agricolo il compost è invece un fertilizzante naturale. Così, se i prodotti della terra provengono da un terreno che viene fertilizzato dal compost, questo permette di far arrivare sulle nostre tavole dei cibi più sani. Tra gli altri vantaggi del compost, trattandosi di un processo naturale, se si possiede un orto un giardino, il compostaggio può essere effettuato anche a casa.
Dal compost si ricava anche il biogas: gli impianti di trattamento della frazione umida consentono di recuperare energia rinnovabile attraverso il biogas che, mediante la combustione produce elettricità. Da una fonte del tutto naturale, la frazione umida, è possibile quindi avere energia elettrica. Questo è reso possibile dagli impianti di trattamento anaerobico che consentono, attraverso particolari processi, di recuperare il biogas.
Dunque biogas e compost, queste sono le due preziose risorse che si ricavano dalla frazione umida. Attualmente la raccolta differenziata attraverso i raccoglitori urbani è il sistema in atto volto a recuperare questi rifiuti. Secondo i dati ISPRA del 2015, in Italia la frazione organica proveniente dalla raccolta differenziata rappresenta l’81,8% del totale dei rifiuti sottoposti destinati al compostaggio. Una percentuale molto alta che indica la grande quantità di organico che si produce e al tempo stesso la grande risorsa che esso rappresenta.
Data l’importanza dell’organico bastano in Italia gli impianti necessari per trattarlo e ricavare così il compost e il biogas? Gli impianti di trattamento integrato anaerobico/aerobico, che sono quelli necessari per ricavare biogas e compost, sono 26 operativi di cui 22 al Nord, 1 al centro e 3 al Sud. Mentre per quanto riguarda gli impianti di solo compostaggio sono 263 operativi: 162 al Nord, 43 al Centro e 58 al Sud.
Evidente è lo scompenso tra il Nord e le regioni del Centro e del Sud dove si riscontra un numero basso di impianti. Dunque gli impianti non sono poi così tanti al Centro e al Sud, che dire della raccolta urbana dei rifiuti organici? Attualmente la loro raccolta è affidata al sistema dei raccoglitori urbani sia ad uso domestico che ad uso delle attività commerciali. Servizio questo che deve essere assicurato e garantito, data l’importanza di questi rifiuti, non solo dalle istituzioni, ma anche dai cittadini che devono essere responsabilizzati e informati riguardo la possibilità di ricavare compost e energia elettrica da quello che è il rifiuto più comune. Al fine di migliorare il più possibile ogni fase del processo di recupero della frazione organica è fondamentale utilizzare, durante la raccolta domestica, i sacchetti compostabili che devono essere di carta o di bioplastica per garantire una buona qualità del compost. Su questo molti comuni offrono delle indicazioni ben precise su come differenziare l’umido. Ricordiamoci inoltre che ormai l’uso dei sacchetti compostabili è diventato un obbligo di legge.
Ma cosa succede se non si differenzia l’umido e tutto finisce in discarica in maniera indistinta senza essere trattato? Le conseguenze sia per la salute delle persone che per l’ambiente non sono delle migliori. Se tutto viene mischiato, ciò rende sempre più complicato smaltire i rifiuti e, per non rischiare di essere sommersi dalla spazzatura, spesso si opta come soluzione per l’utilizzo degli inceneritori o termovalorizzatori, dove i rifiuti vengono bruciati e questo comporta la dispersione nell’aria di particelle inquinanti. Di per se le discariche, ormai con poca capacità di conferimento, rappresentano l’antitesi del riciclo e del riutilizzo dei rifiuti che possono essere trasformati in materia nuova, se differenziati, favorendo una maggiore sostenibilità. L’umido è un composto che per sua natura va in putrefazione e se non viene trattato adeguatamente, emana gas tossici, sostanze nocive ed esalazioni che possono essere molto pericolose per la salute dei cittadini, oltre che dannose per l’ambiente. Per legge deve subire un processo di biostabilizzazione prima di essere conferito in discarica, necessario per depurare il prodotto di tutte le esalazioni tossiche che altrimenti produrrebbe se non fosse trattato. Se il processo di biostabilizzazione non avviene, e quindi l’umido finisce in discarica senza questo passaggio fondamentale, si va incontro a un notevole rilascio di gas tossici che inquinano l’ambiente circostante e costituiscono un pericolo per la salute di tutte le popolazioni che si trovano in prossimità di una discarica. Ecco perché è così importante differenziarlo e trattarlo, non solo per le risorse che si possono ricavare ma anche per i pericoli che si potrebbero evitare.
Oltre agli impianti che conosciamo esistono tuttavia dei sistemi innovativi di compostaggio, cioè il compostaggio di comunità. Ma in cosa consiste esattamente? Qual è l’innovazione? Si tratta di un sistema di compostaggio a metà strada tra il compostaggio industriale e quello domestico. Paese leader nella produzione di questo sistema di compostaggio è la Svezia, infatti è un modello che viene dal Nord Europa, dove è estremamente molto diffuso. Tale modello risponde alle esigenze mirate di molte realtà locali, particolarmente indicato per piccoli comuni vicini e borghi, molto frequenti in Italia; contribuisce notevolmente alla riduzione della produzione di rifiuti; valorizza il riutilizzo del compost e, cosa molto importante, incentiva un certo cambiamento culturale e comportamentale dei cittadini rendendoli più consapevoli. Com’è possibile tutto questo? Si tratta di un sistema di trasformazione dell’organico in compost, non solo di utenze domestiche, ma anche di mense, ristoranti, strutture turistiche e ricettive di vario tipo attraverso piccole macchine che accelerano il processo di decomposizione dell’umido in maniera naturale grazie a un sistema di filtri. È un impianto che non produce emissioni inquinanti, ma soltanto vapore acqueo e anidride carbonica.
In Italia questo sistema sta lentamente prendendo piede in particolare a Roma con il progetto Astro, Attività Sperimentale Trattamento Organico, avviato nel Centro di Ricerche Casaccia dell’Enea, l’Ente per le Nuove Tecnologie l’Energia e l’Ambiente. Roma ne è soltanto un esempio, ma ci sono anche altri impianti di compostaggio di comunità presenti sul territorio e sono Rosora (Ancona), Capannori(Lucca),Fenetrelle(Torino), Villa San Giovanni in Tuscia(Viterbo), Cuccaro Vetere(Salerno), Bordighera(Imperia), Formicola (Salerno), Barone Canavese(Torino).
Attraverso questo impianto è possibile ridurre il peso dei rifiuti di oltre il 70% rispetto al peso della massa conferita nei già noti impianti di compostaggio e questo porta ad una riduzione dei costi e un maggiore rispetto verso l’ambiente. Inoltre la capacità di trattamento di questi impianti arriva a 100 tonnellate all’anno. La loro caratteristica principale è che richiedono un’aggiunta di materiale assorbente e strutturante come segatura o pellet, di cui sono noti gli effetti nocivi, fattore da considerare per una scelta equilibrata.
Stando all’analisi dell’Enea, gli impianti realizzati oggi in Italia sono ancora troppo pochi considerando la grande possibilità di diffusione di questo impianto in relazione alle sue caratteristiche e alla presenza di tanti borghi e piccoli comuni. Per molti comuni la gestione dell’organico costituisce una fase cruciale e problematica della differenziata, sia da un punto di vista ambientale che economico. Il compostaggio di comunità rappresenta una soluzione per valorizzare il rifiuto organico riducendone i costi di smaltimento e diventando così un’ottima strategia per una gestione sostenibile dell’organico.
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