L'inquinamento: nemico dell'aria

Autore:
Benedetto Rizzo
11/01/2017 - 21:00

In questi rigidi giorni d'inverno, nelle grandi città italiane e non solo, spesso si può osservare un cielo più fosco, a tratti plumbeo, con il grigio che colora e scandisce le giornate dei mesi più gelidi dell'anno. Il tratto caratterizzante di questo freddo periodo non è però quella che dovrebbe essere una fisiologica manifestazione stagionale, bensì una delle molteplici conseguenze dell'azione umana sull'ambiente: l'inquinamento dell'aria.

Il fenomeno è vecchio, almeno da quando si è percepito come un problema ambientale, ma la datazione non sfugge a una riflessione più ampia. L'inquinamento atmosferico, sebbene non sia soltanto prodotto dall'azione umana poiché esistono diversi inquinanti in natura, altera le proprietà biologiche, fisiche e chimiche dell'ambiente, compromettendone la qualità e l'integrità. Insidioso, l'inquinamento dell'aria è capace di interferire contro il naturale funzionamento dell'ecosistema, sfociando in un vero e proprio rischio per la salute di tutti gli esseri viventi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di recente, è stato lanciato l'allarme sul diffuso e incontrollato fenomeno dell'inquinamento nelle città italiane. Sono 32 i capoluoghi italiani con l'aria fuorilegge, spiccano tra questi Torino, Frosinone e Milano. In questo caso, le polveri sottili hanno superato in un anno la soglia massima consentita. La normativa, infatti, prevede che la concentrazione di polveri sottili, le cosiddette Pm10 cioè quelle polveri che hanno un diametro che non supera i 10 millesimi di millimetro, non possano andare oltre il livello dei 50 microgrammi per metro cubo per più di 35 giorni in un anno. Un dato preoccupante, che mina innanzitutto lo status di città virtuose di quei centri urbani che puntano nell'adozione di una politica ambientale basata principalmente sulla qualità dell'aria, la salubrità e la vivibilità. Altrettanto allarmante, per la salute dei cittadini che popolano le “città fuorilegge”.

Inoltre, se a questo riferimento affianchiamo un altro dato, quello delle vittime che causa l'inquinamento, allora il problema si fa ancora più serio di quanto non lo sia già. L'Agenzia Europea dell'Ambiente, stima almeno 84.400 vittime all'anno in Italia a causa del fenomeno dell'inquinamento. Numeri che certificano un triste primato tutto italiano, quello di essere il Paese all'interno dell'Unione Europea dove si muore di più per smog. Tra l'altro, denunciano le associazioni ambientaliste, questo triste primato produce un costo sociale elevato per un Paese che si dichiara moderno ed efficiente. Il numero dei decessi stimato rappresenta 226 miliardi di euro in termini di spese e di perdite per l'intera collettività che forma il 14,6% del PIL in Italia.

E come se non bastasse, c'è un altro allarme che si aggiunge a queste rilevazioni. Una ricerca pubblicata su Lancet, una rivista medica, testimonia un legame tra l'aumento dei casi di demenza e lo smog. Dunque, lo studio pubblicato su Lancet ci dice che chi vive vicino a meno di 50 metri da una grande arteria stradale presenta un rischio maggiore del 7% rispetto a coloro che sono più distanti. Lo studio ha preso in esame l'indirizzo di casa e lo stato di salute di almeno 6,5 milioni di persona residenti in Canada, di un'età compresa tra 20 e 85 anni per un decennio. Emerge, pertanto, che le particelle inquinanti prodotte dallo smog che vengono inalate dall'organismo umano, possono compromettere l'integrità del cervello dell'essere umano. 

È altrettanto vero, tuttavia, rilevare come in Italia esistano delle realtà che cercano di invertire la tendenza, o perlomeno contrastarne il problema. Ad esempio, la Regione Emilia Romagna ha dichiarato di adottare un piano contro l'inquinamento, attraverso l'applicazione di eco-incentivi, nuovi bus, disincentivazione di stufe e camini, con l'obiettivo di dimezzare le polveri sottili nelle città più grandi della regione e incoraggiare la realizzazione di aree verdi, pedonali e l'utilizzo delle biciclette.

D'altronde, il problema non riguarda soltanto l'Italia, ma l'intero pianeta. Nel sud-est asiatico, nell'isola di Sumatra in Indonesia, non di rado si assiste alla presenza di una minacciosa foschia che si estende in quei territori fino al confine con la Malesia e il Singapore. In questo caso, l'aria diventa nebulosa a causa della pratica di bruciare i campi agricoli e destinarli a una nuova coltivazione.

Non andando troppo lontano, più a Nord, in Cina, una delle nazioni più inquinate al mondo, il livello elevato di smog non permette di distinguere neanche chi ti sta accanto. Un ostacolo che offusca la vista e provoca problemi alla trachea. Qui il problema è decisamente più articolato poiché riguarda l'attività delle industrie, metallurgiche, siderurgiche e cementizie che si alimentano tramite il carbone. Soltanto il vento siberiano placa la foschia e riporta il chiarore in quei luoghi. Appare, pertanto, surreale la scelta delle autorità locali cinesi di dotarsi di un corpo speciale come reparto ambientale della polizia cinese, dedito al controllo di eventuali violazioni delle disposizioni di emergenza emanate dalle autorità pubbliche. Questo servizio si affiancherà, inoltre, a delle misure restrittive che contrasteranno la combustione dei rifiuti, l'accensione dei falò e dei barbecue, ma anche ad un'annunciata chiusura dell'ultima centrale elettrica a carbone.

Tuttavia, in ultima analisi, appare evidente come sia necessario contrastare non solo l'accensione di stufe a legna e barbecue, ma anche vigilare sulle attività delle industrie considerate di vecchio stampo, di certo non in armonia con gli standard imposti in materia di difesa ambientale. Pertanto, come tra l'altro ha già sottolineato A.D.A.S., è utile ricordare come sia strategico puntare sulla disincentivazione dell'economia a carbone, e in generale quel tipo di politiche che favoriscono la costruzione o il consolidamento di strutture a combustione, come inceneritori o termovalorizzatori, in netto contrasto con una più necessaria rivendicazione alla bellezza e salubrità dei luoghi.

 

 

 

 

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci