Wi-Fi: quali sono i rischi? Tutto ciò che devi sapere

Trent'anni esatti dal primo "ping", inviato nella semi-indifferenza, dal CNR di Pisa. E l'uomo dei computer, Antonio Blasco Bonito, che curò come una creatura la macchina regalataci dagli USA, il "Butterfly Gateway", ci fece entrare in internet. Era il 29 aprile del 1986, e con un "ok" da Roaring Creak, in Pennsylvania, l'Italia entra in Arpanet, quarta nazione europea.
Nei giorni in cui l'attuale Governo prende la palla al balzo per celebrare la ricorrenza e presentare il piano per l'ormai quasi mitologica "banda larga ed ultralarga", in controprogrammazione negli stessi giorni, una insistente voce di sottofondo ha sostenuto i "No Wi-Fi Days". Prima di tutto bisogna chiarire che si raccomanda l'utilizzo al minimo indispensabile per la connessione senza cavo - il famoso "wireless" - e che si riconoscono pienamente le immense potenzialità della rete. Insomma: "non si butta via il bambino con l'acqua sporca".
Semplice spirito di contraddizione? Snobismo? In effetti queste persone si stanno appellando al principio di precauzione, richiesto da una parte della comunità scientifica, soprattutto per i più giovani. L'organizzazione mondiale della sanità, attraverso la IARC - la sua agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, con sede a Lione - ha classificato nel 2011 i campi elettromagnetici da radiofrequenza come possibili carcinogeni per gli umani, in particolare per il glioma, inserendoli nel gruppo 2B, in una scala da 1 a 4 che nel gruppo 2 si distingue in "2A" e, appunto, "2B". L'inserimento in questa categoria, che comunque evidenzia un rischio aumentato del 40% di glioma per chi usa cellulari 30' al giorno per 10 anni, è stato frutto di una votazione.
Non per niente questa classificazione viene ricordata dai sostenitori del "rischio 0" per Wi-Fi e cellulari, che amano ripetere quanto il rischio sia uguale a quello per "sottaceti e caffè". Nel comunicato dell'agenzia si evidenzia che il lavoro è stato prodotto da 31 scienziati provenienti da 14 paesi diversi, e che i risultati interessano un pubblico di utilizzatori di 5 miliardi di persone (nel 2011). Chi conosce molto bene le dinamiche del pool che ha prodotto questa classificazione è il professor Angelo Gino Levis (in foto), già ordinario di mutagenesi all'università di Pavia, uno scienziato di 79 anni che sta dedicando la sua vita allo studio e all'informazione sull'elettrosmog.
Hardell ha insistito per classificare come 2A (oncologo svedese, autore dello studio indipendente Interphone, ndr), ma era in minoranza. Il direttore dello IARC fino al 1993, Lorenzo Tomatis, ha lasciato perché era stato obbligato ad accettare un 30-35% dei componenti influenzabili dagli immensi interessi in gioco. Stiamo parlando di un mercato che è più grande di quello delle automobili. Questo è successo anche a me nel 2008, in Italia. Prendevo parte ai lavori della commissione di cancerogenesi, e solo perché nominato direttamente dal ministro Turco, Veronesi non mi avrebbe voluto. In sede di votazione sono stato messo in minoranza. Se la tesi "protettiva" fosse vera, già da tempo avrebbero messo in commercio delle cuffie che sparano "pacchi di campi elettromagnetici" (parole testuali, ndr) mentre dormiamo. La sensibilità alla radiofrequenza è chiaramente più acuta per neonati, bambini e ragazzi, e donne gravide. Il sistema nervoso si completa verso i 18 anni, la teca del cranio è molto più sottile rispetto a quella degli adulti, è stato dimostrato fotograficamente, con studi appositi. I bambini e i ragazzi sono soggiogati da questi oggetti. Dormono col telefono sotto il cuscino, lo usano continuamente per consultare internet. Tre o quattro anni fa ci fu il boom del Wi-Fi; in Francia grandi catene di librerie ed altri locali dopo poco dovettero togliere la connessione senza fili, c'erano troppi malori. Non posso che condividere il principio di precauzione di quei sindaci che hanno cablato le scuole (reso fruibile internet via cavo, con fibra ottica, ndr). Il danno è più facile quanto è più alta la frequenza. In una classe possono esserci 2-3 hot spot, punti di accesso. In questo caso i valori sono molto più alti di quelli consentiti dalla legge (6 V/ metro, DPCM 8-7-2003), arrivano a 7/8 o anche 10 Volts per metro.
I messaggi potrebbero arrivare con lieve ritardo, ma il guadagno in termini di salute è enormemente superiore. "È un principio che riconosce anche la Costituzione". Il professore si riferisce all'articolo 32, che nella sua prima parte recita: "la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti". Lo studio di Hardell ed uno studio comparativo del professor Levis, hanno concorso alla prima sentenza mondiale che ha riconosciuto un nesso certo tra tumore al cervello ed uso dei cellulari, nel 2012.
"Uno studio durato un anno, ho smembrato ogni studio sull'argomento in singole voci. Se si imposta il metodo di ricerca in un certo modo, si ottengono solo certi risultati. Per esempio mettendo come gruppo di controllo chi usa il cordless, o chi telefona per soli 6' al giorno". Ufficialmente gli effetti riscontrabili sono solo quelli termici: ustioni, riscaldamento, scosse. Proprio così: alla fine degli anni '90 l'ICNIRP - commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti, una associazione privata autonominata - mise a punto dei test con manichini che avevano caratteristiche simili ai tessuti umani. Ancora oggi quei dati sono considerati di riferimento.
"In Italia i valori vogliono alzarli - continua il professor Levis - a dicembre 2014 c'è stato un convegno organizzato dalla fondazione Ugo Bordoni, chiedono che il valore sia di 20 Volts/metro come valore minimo per la popolazione civile, e più di 100 per i lavoratori. Inoltre i valori del DPCM del 2003 (quello dei 6 V/metro, ndr) sono stati aggirati: non vale più il singolo sforamento anche di mezz'ora, ma la media delle 24 ore. Basta un picco, il danno è fatto. Sì, ho detto in precedenti interviste che esistono 6 o 7 meccanismi che possono provocare il cancro, è dimostrato da centinaia di lavori scientifici. Si altera la struttura dei cromosomi, si riducono le capacità di riparare i danni. La produzione di melatonina viene ridotta, e questa riduzione permette a sostanze tossiche che si chiamano perossidi di penetrare più facilmente la membrana tra flusso sanguigno e cervello. Nelle topoline gravide esposte a campi elettromagnetici sono stati riscontrati danni al feto. C'è un dato che riguarda gli umani che mi sconvolge: tra le donne brasiliane che usano portare il cellulare tra i seni c'è un aumento di tumore alle mammelle. Non so se siamo a un punto di non ritorno, ma sicuramente una inversione di tendenza è necessaria anche tra la gente, non solo tra gli scienziati. Non sono contrario per principio alla ricerca privata, purché la metodologia e l'indipendenza siano garantiti".
No Wi-Fi - almeno ove possibile - telefonino usato con auricolari, cautela con i bambini, risuonano come raccomandazioni di sana modernità.
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