Raccolta differenziata: tra sistemi vincenti e metodi precari

Spesso le strade urbane del Sud si contraddistinguono per un primato negativo: la spazzatura dilaga e i cassonetti della raccolta differenziata vengono usati male o non vengono utilizzati affatto. Quello che si prospetta è uno scenario preoccupante e la raccolta differenziata sembra proprio un traguardo molto lontano. Ma quanto incidono i sistemi di raccolta differenziata adottati? Partiamo da un dato importante: secondo l’ultimo rapporto ISPRA aggiornato al 2015, il Sud Italia merita l’ultimo posto nella classifica dei livelli di percentuale di raccolta differenziata con il 33,6% e la Sicilia è la regione con i risultati più scarsi, solo il 12,8% di raccolta differenziata. Nel 2015 al Nord abbiamo il 58,8% di raccolta differenziata, al Centro il 43,8% e il Sud si aggiudica l’ultimo posto con il 33,6%. A livello nazionale l’obiettivo del 65% stabilito nel 2012 non è ancora stato raggiunto. Tuttavia, rispetto al 2014 c’è stato un leggero incremento che, in ogni caso, non è ancora sufficiente.
Ma scendiamo nel dettaglio. Nel territorio nazionale le regioni che rientrano in un primato positivo sono il Trentino con il 67,4% di raccolta differenziata, seguito dal Veneto con il 68,8%, poi abbiamo le Marche con il 57,9% e infine la Sardegna con il 56,4%. E qui occorre fare una riflessione: su quattro regioni italiane, tra Nord, Centro e Sud, pur trattandosi di risultati positivi, soltanto due del Nord hanno raggiunto pienamente l’obiettivo del 65%. Le città che rappresentano degli esempi virtuosi sono Treviso con ben l’84% di raccolta differenziata, Pordenone con l’81% e Mantova con il 79,9%.
E se questi sono i dati migliori riguardo la riuscita della raccolta differenziata, passiamo ai risultati peggiori: per il Nord abbiamo la Liguria con il 37,8% di raccolta differenziata, al Centro si colloca il Lazio con il 37,5% e al Sud abbiamo la Sicilia con bassissimi livelli di raccolta che arriva soltanto al 12,8%.
Ma quanti rifiuti produciamo? Le città con una popolazione superiore a 200 mila abitanti che producono un maggior quantitativo di rifiuti urbani sono Roma con 1.681.245 tonnellate, Napoli con 502.181 t e Milano con 668.068 t. Dato ancor più preoccupante è che Catania e Palermo sono le uniche due città con più di 200 mila abitanti dove la percentuale di raccolta differenziata è in calo rispetto al 2014.
Alla luce di questi dati preoccupanti e per nulla soddisfacenti sorge spontaneo domandarsi se qualcosa non va nella metodologia di raccolta differenziata nelle varie città. In base a quali criteri si sceglie un metodo piuttosto che un altro? Se un sistema non funziona perché non viene cambiato?
Proviamo a confrontare un sistema di raccolta differenziata diffuso in molte città dove la situazione è certamente migliore con il sistema di differenziata ad esempio di Catania che raggiunge a fatica l’8,6% con un sistema porta a porta applicato nel centro storico. A Roma ad esempio (38,8%) vengono utilizzati per la raccolta differenziata principalmente cassonetti stradali a più bocche, bianchi per la carta e blu per il vetro, la plastica e il metallo, o con una sola bocca a battente che sono quelli verdi per l’indifferenziata e marroni per l’organico. Il sistema di raccolta porta a porta è stato avviato in forma sperimentale in alcuni quartieri. Altro esempio è Bologna (43,6%) dove la raccolta differenziata in periferia viene effettuata con gli appositi cassonetti mentre il porta a porta è applicato in alcuni quartieri. Abbiamo anche esempi di piccoli centri come Piacenza (53%)dove la raccolta differenziata viene effettuata da diversi anni solo con il sistema dei cassonetti nei quartieri. Da far notare è anche il caso di Firenze(46,4%) dove in base alle diverse zone della città è previsto l’uso di cassonetti, del sistema porta a porta e anche di postazioni interrate.
Da questo breve quadro emerge semplicemente che si tratta di città che sebbene non abbiano raggiunto l’obiettivo del 65% hanno comunque una percentuale maggiore di raccolta differenziata rispetto al misero 8,6% di Catania e dei risultati bassi delle altre città della Sicilia. Probabilmente alla luce di ciò sembra logico pensare che forse il sistema porta a porta non è indicato per qualsiasi territorio ed è importante tenere conto del tessuto sociale.
Ma quali sono le pecche del sistema porta a porta? I cittadini a tenersi la spazzatura in casa per giorni proprio non ci stanno ed un altro vincolo, visto più come un impedimento è quello di poter mettere fuori casa la spazzatura, in attesa che venga raccolta dagli operatori, solo la sera dalle 20.00 alle 22.00. Il calendario previsto dalla raccolta porta a porta e il vincolo di orario sono gli aspetti che principalmente diffondono il malcontento tra i cittadini. Ma una cosa in particolare non va proprio giù ai catanesi: tenere in casa la frazione umida per giorni e questo, soprattutto durante la stagione estiva, crea non pochi disagi. E che dire di quando gli operatori ritardano nel raccogliere i sacchi di spazzatura davanti alle abitazioni? Ci troviamo di fronte a città invase di spazzatura.
E se il sistema porta a porta presenta non poche criticità, la classica raccolta stradale si presenta di gran lunga come il metodo più apprezzato dalle persone. Un esempio significativo è quello sopracitato di Piacenza dove ogni quartiere dispone delle campane della differenziata,mentre i cassonetti grigi, quelli dove veniva buttato ogni sorta di rifiuto, non esistono più e soprattutto non esiste un calendario o un orario imposto per gettare l’immondizia, ma semplicemente una volta che si accumula in casa la si va a buttare. Esistendo solo ed esclusivamente cassonetti della differenziata e questo “costringe” le persone a differenziare a casa.
Nella speranza che possano migliorare i livelli di raccolta differenziata in tutta Italia, in ultima analisi occorre porre l’attenzione su un esempio virtuoso di città dove sono stati raggiunti ottimi livelli di raccolta differenziata. Si tratta di Treviso che tocca l’84% di raccolta differenziata nel 2015. Un caso esemplare per tutta l’Italia di ottima riuscita del porta a porta poiché prima di introdurre questo sistema, la raccolta differenziata a Treviso era al 52% con la sola raccolta a cassonetto stradale. Punto di forza di questo sistema porta a porta rispetto a tutte le altre città è l’introduzione della tariffa puntuale basata sul principio europeo del “paga quanto produci”, commisurata in base all’effettiva produzione dei rifiuti. Attraverso la tariffa vengono coperti i costi di gestione dei rifiuti urbani: la raccolta, il trasporto, il trattamento e l’eventuale smaltimento. Questa tariffa viene applicata a tutti gli utenti e si compone di due parti: una fissa e una variabile. La quota fissa copre i costi generali del servizio e la quota variabile copre i costi di tipi di rifiuto e il loro trattamento. Gli esempi positivi ci sono e potrebbero essere di più, occorre pertanto puntare su strategie sempre nuove e innovative, volte a incentivare e responsabilizzare i cittadini e non rimanere ancorati a sistemi troppo fragili.
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