Quando la fertilità maschile è a rischio. Intervista al prof. Bruno Giammusso

Parlare della fertilità maschile diventa più importante in un contesto nel quale essa viene considerata in declino. I rischi ambientali, il continuo contatto con numerose sostanze inquinanti e uno stile di vita errato, sono i veri nemici per la fertilità. Per non cadere in inutili allarmismi diventa necessario conoscere i rischi che la popolazione maschile può incorrere sin dalla fase adolescenziale. Pertanto, abbiamo chiesto al professore Bruno Giammusso, urologo, andrologo e direttore scientifico della Società Italiana di Andrologia, di chiarire alcuni aspetti legati a questo tema e ai sani stili di vita da adottare.
Quando si può parlare di infertilità?
«L'infertilità si definisce tale quando si registra l'assenza di concepimento dopo un anno di tentativi regolari non protetti. Se non si registra tutto ciò si può parlare di infertilità. In realtà, noi incoraggiamo le coppie ad andare dall'andrologo anche prima di un anno, già dopo sei mesi di tentativi se non è successo nulla, e soprattutto se nella coppia il maschio ha superato i 35 anni di età è preferibile parlarne con l'andrologo, perché a volte ci si trova di fronte a situazioni che affrontate precocemente possono essere risolte meglio».
Quanto possono incidere gli inquinanti di tipo chimico e di tipo fisico sulla fertilità?
«Moltissimo, incidono moltissimo, perché le strutture che producono gli spermatozoi all'interno dei testicoli che si chiamano tubuli seminiferi sono dei tessuti a rapida replicazione che producono milioni di cellule ogni giorno. Pertanto, essi possiedono una velocità di replicazione molto rapida e sono quelli più sensibili ai fattori inquinanti di tipo chimico e fisico. Nei testicoli il problema è molto sentito, ci sono una serie di sostanze che alterano questo meccanismo di replicazione. Questo è il primo problema, ovvero l'esposizione ad inquinanti ambientali di tipo chimico, come i pesticidi e i solventi, e di tipo fisico, come le radiazioni e il calore, che alterano la produzione di spermatozoi, sia in termini di quantità che di qualità.
Altro aspetto fondamentale, l'esposizione di una donna in gravidanza che presenta nell'utero un bambino di sesso maschile, può determinare dei danni ai testicoli in formazione, riscontrabile poi in fase adulta che si manifesteranno con infertilità. Una situazione, tra l'altro, molto frequente che si chiama disgenesia gonadica, cioè l'alterata formazione dei testicoli, legata all'esposizione della mamma a sostanze chimiche durante la gravidanza. Pertanto, il danno alla futura capacità riproduttiva si può verificare nel ventre materno, quando la madre si espone a sostanze inquinanti i testicoli subiscono malformazioni che ne condizionano il funzionamento in età adulta».
Il liquido seminale si può definire come un rilevatore dei rischi ambientali?
«Certo, esso è un barometro della situazione ambientale. Questa definizione è stata proposta da alcuni ricercatori che hanno valutato la fertilità maschile in aree a rischio, ad esempio nelle zone dove ci sono siti petrolchimici. Tra l'altro, lo studio di un ricercatore che ha lavorato nelle zone a rischio della Campania, nella “Terra dei fuochi”, ha registrato come, in quelle aree con presenza di contaminanti piuttosto elevata, il liquido seminale possa servire da misuratore dello stato di inquinamento dell'ambiente».
Ma esiste una fascia anagrafica nella popolazione maschile a rischio, oppure no?
«A partire dalla pubertà, quando i testicoli incominciano a produrre spermatozoi, tutte le età sono da considerare a rischio. La fase adolescenziale chiaramente suscita maggiore attenzione tra gli specialisti, ma bisogna considerare a rischio tutti i soggetti maschili a partire dalla fase della pubertà».
Abitare in una zona inquinata o in prossimità di siti industriali rappresenta un rischio notevole, ma non è l'unico.
«Infatti, vivere in prossimità di aree a rischio è una condizione di rischio notevole, ma non bisogna dimenticare che i più forti contaminanti stanno nell'utilizzo di oggetti comuni. Ad esempio, gli ftalati, che sono un gruppo di sostanze chimiche che vengono utilizzate nella produzione di materie plastiche sono da ritenere dei contaminanti che incidono più di altri nella fertilità maschile. Essi sono presenti anche nei giocattoli per i bambini, nel caso dei prodotti che non rispettino le norme europee. Molti prodotti presenti nelle nostre case, che contengono ftalati, con cui stiamo continuamente in contatto sono da considerare dei fattori di rischio per la fertilità. Sebbene abitare vicino ad esempio ad una discarica rappresenti un problema, non bisogna sottovalutare il continuo contatto con alcuni prodotti che ci troviamo dentro casa.
Meno allarmismo, invece, per quanto concerne il Wi-Fi, non possiamo dire con certezza che incida sul campo della fertilità, nonostante ci siano state alcune segnalazioni, in particolare, sull'uso dei telefoni cellulari tenuti vicino alla zona genitale da ritenere come fattori di rischio. Ma qui dobbiamo parlare di ciò che ha un livello di evidenza scientifica. Semmai, è bene ricordare che il calore è nemico della fertilità, pertanto è controindicato tenere nella zona genitale un pc, poiché provocherebbe un aumento di temperatura locale e questo non fa sicuramente bene.
Mentre per quanto riguarda l'intimo, si è detto spesso che bisogna utilizzare un intimo contenitivo, ad esempio gli slip, migliore perché eviterebbe che i testicoli possano pendere. Ma non è vero, è necessario prestare attenzione e privilegiare invece l'intimo che faciliti gli scambi di calore, che eviti l'aumento di temperatura, che non sia troppo aderente e che non sia di tessuto sintetico».
Quali sono i corretti stili di vita da assumere?
«Esistono diverse indicazioni per seguire un corretto stile di vita. Nei maschi, il fumo di sigaretta incide molto negativamente sulla fertilità, perché provoca formazioni radicali ossidative nello sperma, quindi non bisogna fumare. Evitare tassativamente l'uso degli anabolizzanti in palestra, essi danneggiano gravemente l'equilibrio ormonale maschile, soprattutto quelli sintetici. Altro fattore è l'obesità, il sovrappeso è nemico della fertilità maschile, quindi è necessario controllare il proprio peso corporeo e fare attività fisica. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che la dieta mediterranea fa bene alla fertilità. Privilegiare i cibi della nostra tradizione alimentare, come l'olio extra vergine d'oliva, i legumi i vegetali e limitare i grassi animali e soprattutto il cibo spazzatura, quest'ultimo è davvero dannoso. Anche la carne rossa può trovare spazio nella nostra dieta, non bisogna eccedere però, perché l'eccessivo consumo dei grassi animali non è utile in generale per la salute, quindi anche per la fertilità. Per la donna in gravidanza, invece, è necessario evitare in particolare l'esposizione ad alcune sostanze. Ci sono stati degli studi che hanno dimostrato come le lacche o le tinture per capelli non sono indicate durante la fase di gravidanza. Direi, in sintesi, che un minore contatto con alcune sostanze chimiche e sintetiche, in generale, fa parte delle norme precauzionali da seguire per le donne in gravidanza.
Oggi, peraltro, è importante prestare attenzione al tema della fertilità maschile, perché esiste un dato allarmante legato a essa. La fertilità maschile, infatti, va declinando, si assiste a un forte declino, non solo perché gli spermatozoi vengono danneggiati da fattori ambientali, ma anche perché le coppie si sposano più tardi e in media i maschi che desiderano avere un figlio oggi hanno un'età più matura rispetto a prima. Una situazione da tenere presente e che deve fare scattare un campanello d'allarme».
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Nasce alle pendici dell'Etna, ad Adrano. Vive a Catania facendo spola tra la città e l'entroterra. Classe '87, consegue la laurea magistrale in storia contemporanea. Sono diverse le collaborazioni con le testate giornalistiche che lo aiutano a farsi le ossa. Si occupa di tutela e promozione di beni culturali e ama leggere.







