Pet Food: cosa mangiano i nostri animali?

Autore:
Barbara Corbellini
06/02/2017 - 11:15

Sono ormai numerosissime le case di produzione di cibo per animali, un business consolidato sul quale però i consumatori, proprietari di animali domestici, sembrano orientarsi con non poca difficoltà.

Ma vediamo nel dettaglio cosa contengono esattamente i croccantini e come orientarsi tra le minuscole diciture dietro le confezioni. Analizziamo un marchio cruelty free, la N., una casa di produzione italiana.

N.: proteine disidratate pollo (30%), granoturco, riso 10%, grassi animali, frumento di grano duro, sorgo, proteine idrolizzate di pollo, agrumi 2%, limone 1%, farina di pesce, polpa di barbabietola essiccata, semi di lino, carrube essiccate, lievito di birra, legno di castagno, cloruro di sodio, glucosamina, fluttorigosaccaridi. Componenti analitici: umidità9%, proteina grezza 24%, oli e grassi grezzi 14%, fibra grezza3%, ceneri grezze 6,30%, calcio 1,10%, fosforo 1% +Additivi nutrizionali: vitamine A,B, C, D3 B1, B2, B3, B6, H, K, B12, acido folico, colina, ferro, iodio, rame, manganese, zinco, selenio, carnitina, metionina.

Proseguiamo il confronto con un’altra azienda, Purina. Composizione e valori nutrizionali: salmone (14%), riso (4%), proteina disidratata di salmone, farina di glutine di mais, semola di mais, farina di soia, grasso animale, interiora aromatizzanti, barbabietola disidratata, uovo disidratato, amido di mais, minerali, olio di pesce, radice di cicoria disidratata, olio di soia. Componenti analitici: proteine (27%), oli e grassi grezzi (15%), ceneri grezze 7,5%, fibra grezza (3%) + additivi nutrizionali: vitamine A, D3, E, C, calcio, rame, manganese, zinco, sodio.

Altra casa di produzione è l’Eukanuba della quale abbiamo preso in esame la confezione di croccantini per cani di taglia grande: pollo e tacchino disidratati (23%), mais, grano, sorgo, orzo, grasso animale, polpa di barbabietola disidratata (2,8%), proteine animali idrolizzate, uova intere disidratate, cloruro di potassio, olio di pesce, carbonato di calcio, cloruro di sodio, sodio esametafosfato, fruttoligosaccaridi(0,28%). Componenti analitici: proteine (23%), materia grassa 13%, omega-6 (2,22), omega-3(0,34%), ceneri grezze (7%), fibra grezza (2,6%), calcio (1,10%), fosforo (0,90%).

 

 

 

 

 

 

Confrontando le aziende notiamo alcuni elementi di interesse: tra le indicazioni dei componenti abbiamo i componenti analitici che l’azienda A. N. indica come risultati di analisi quantitative, non qualitative, per cui non sarebbero indici di qualità. Le ceneri grezze, negli ultimi due casi arrivano al 7-7,5% mentre nella prima casa di produzione al 6%. Sarebbero i minerali contenuti nella carne fresca oppure in ossa, cartilagini o piume. Anni fa, sempre secondo A. N. i livelli elevati di ceneri grezze indicavano scarsa qualità per le industrie che si avvalevano di ossa, piume o cartilagini, i cosiddetti scarti. Oggi si tende ad utilizzare maggiormente la carne fresca e la percentuale di ceneri grezze potrebbe indicarne il livello di quantità ed essere quindi un prodotto di buona qualità. Ma come si fa a sapere da dove derivano i minerali? È a discrezione dell’azienda indicare se il prodotto è stato creato con carne fresca. A. N. è un’azienda che ne indica l’utilizzo al 100%, ma non tutte riportano quest’informazione. Pertanto, in questi casi aumenta il dubbio se la presenza di ceneri grezze sia sinonimo di scarti oppure no. Chi non usa la carne fresca di solito usa proteine idrolizzate cioè già processate che sono di qualità differente.

Altro elemento curioso è che l’azienda Purina ha creato una vastissima serie di prodotti per “esigenze” diverse del cane: ad esempio c’è la linea per cani dalla corporatura robusta, per cani con pelle sensibile, per contenere il colesterolo, per una digestione delicata, per cani in sovrappeso o sterilizzati, tutte le taglie e per cani anziani. Ma ai nostri cani servono davvero una quantità immane di prodotti così diversi tra loro? Insomma abbiamo tipologie di croccantini di tutti i tipi. La cosa curiosa è che confrontando due confezioni di croccantini di Purina per cani di taglia piccola e taglia media, la composizione varia. Ma è davvero necessario creare prodotti diversi in base alle dimensioni del cane? Sorge spontaneo domandarsi: se non basterebbe semplicemente diminuire o aumentare la quantità dei croccantini in base alla taglia anziché creare prodotti nuovi e variarne la composizione? Un’altra distinzione di croccantini che fa ed esempio l’Eukanuba è tra le razze diverse. I quesiti restano aperti e sul cibo per animali una cosa sola può essere certa: negli ultimi anni il cibo per animali è diventato tra i settori più consolidati.

 

 

 

 

 

Noi de ilpapaverorossoweb.it abbiamo provato a contattare le aziende citate per maggiori chiarimenti, e un riscontro ci viene dato dall'ufficio relazione esterne della Nestlè, di cui fa parte Purina, spiegando quanto segue.

"Innanzitutto è importante considerare che, ad ogni  taglia, corrisponde un differente metabolismo. Da quest'ultimo dipende il fabbisogno quotidiano di calorie e di conseguenza ad esempio la percetuale di proteine e grassi - i principi nutritivi che contribuiscono a formare la quota di calorie corretta per una razione giornaliera. E' quindi consigliabile differenziare gli alimenti tra cani di taglie diverse e non fornire quantità diverse di uno stesso prodotto, in modo da soddisfare correttamente le rispettive esogenze nutrizionali".

Un altro riscontro ci è arrivato dal dott. Pietro Gioia, responsabile tecnico veterinario di Eukanuba Italia, il quale ha risposto ai seguenti quesiti.

Cosa sono le ceneri grezze indicate sulle etichette e quale utilità hanno nell’alimentazione del cane?

“Le ceneri grezze sono il risultato di tutto ciò che è indigeribile di un determinato alimento per l’animale. Si stima in laboratorio quanto non viene digerito, quanto non viene assimilato fondamentalmente dall’organismo. All’interno delle ceneri grezze rientrano anche tutti quelli che sono i minerali come i metalli ad esempio. Il valore delle ceneri grezze che si trova scritto sulle etichette è un’indicazione obbligatoria che ogni azienda di pet food deve dare perché è previsto dalla legge e non è altro che un valore stabilito e definito in laboratorio, conseguente all’analisi che viene fatta sul prodotto finito prima di essere commercializzato. Ciò avviene mediante un processo in vitro che simula la digestione di quell’alimento e fondamentalmente il risultato è il seguente: dopo la simulazione della digestione in laboratorio dell’alimento, che viene incenerito, il rimanente a seguito di questo processo sono proprio le ceneri, e quelle definite ceneri grezze rappresentano la quota dell’alimento che non viene assimilato dall’animale. Più basse sono le ceneri grezze e maggiore è la digeribilità del prodotto per l’animale. Solitamente i prodotti di buona qualità hanno le ceneri grezze basse. Si stima una media che dovrebbe essere intorno al 7,5%. È un’indicazione indiretta della digeribilità dell’alimento. La relazione tra le ceneri e la digeribilità non è proprio lineare. Se io trovo delle ceneri con l’1% più alte quindi all’8% non significa necessariamente che la digeribilità è di un 1% più bassa. Basta anche poco per aumentare o diminuire di molto la digeribilità: se già abbiamo le ceneri grezze all’8% la digeribilità di quell’alimento cala drasticamente”.

Cosa si intende per componenti analitici?

“I componenti analitici sono il risultato di un esame analitico chimico sul prodotto finito e si va a ricercare quali sono le percentuali dei vari nutrienti. Sono quei valori che vengono rilevati a seguito di un analisi dell’alimento e devono essere dichiarati in maniera obbligatoria per legge”.

Come mai vengono prodotti degli alimenti diversi per composizione in base alla razza?

“Essendo le razze diverse e anche le taglie, la tendenza attuale del mercato, della medicina veterinaria e della nutrizione è quella di fornire un’alimentazione che possa essere quanto più specifica e su misura possibile. Un chihuahua che pesa da adulto 4 kg e un alano che magari arriva fino anche a 70 kg, in maniera evidente, sono soggetti così diversi che hanno esigenze nutrizionali diverse. Al di là della suddivisione in base alle taglie che già noi abbiamo, esistono dei prodotti che seguono le peculiarità specifiche delle razze o quanto meno gruppi di razze che condividono le stesse esigenze nutrizionali. Facciamo l’esempio del rottweiler: è una razza che da un punto di vista statistico ha una predisposizione genetica, magari congenita, a determinate patologie a carico dell’apparato cardiovascolare. Io come azienda che produce alimenti basati sulla ricerca faccio questa considerazione: questo soggetto che probabilmente potrebbe essere portato ad avere qualche problematica a livello cardiovascolare cosa posso fare io attraverso l’alimento, attraverso quindi la nutrizione per migliorare quegli aspetti che potrebbero essere un punto di debolezza della razza? Visto che spesso e volentieri ci sono le possibilità di supportare determinati apparati attraverso la nutrizione specifica, utilizzo delle integrazioni mirate che magari vanno a dare un supporto, da un punto di vista nutrizionale, a quel particolare tessuto o a quel particolare organo di quella razza. Altro esempio: il labrador ha una tendenza, rispetto alle altre razze, al sovrappeso/obesità. Io magari posso adattare la mia ricetta considerando che si tratta di una soluzione più specifica per il labrador”.

Cosa fare quindi per orientarsi in questo mondo di etichette illeggibili e componenti che spesso non conosciamo? Cosa consigliano i veterinari riguardo un’alimentazione più “casalinga” del cane o gatto, qualora un padrone volesse orientarsi su una scelta di questi tipo?

Alcuni professionisti fanno un certo ostruzionismo nel consigliare al proprio cliente una dieta più sana e casalinga da integrare o alternare ai croccantini e preferiscono dirigere la scelta del padrone sul cibo industriale. Ci sono invece veterinari che indicano senza problemi al padrone dell’animale una dieta casalinga più adatta anche se non è semplicissimo, o quanto meno suggeriscono di alternare i croccantini con cibi freschi, naturali e sani, limitando l’uso esclusivo dei prodotti industriali; ad esempio il tritato magro cotto in acqua bollita per pochi istanti, patate, carote, zucchine, tutto rigorosamente senza sale e bollito. Ciò che ai cani fa male sono ad esempio cibi acidi come pomodori.

Il veterinario a cui un padrone fa riferimento, per dovere professionale, può rifiutarsi di formulare la dieta casalinga adatta all’animale in alternativa al cibo industriale o quanto meno alternandolo al cibo industriale?

Tra i pareri dei veterinari abbiamo sentito quello del dott. Antonio Manfredi dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, ANMVI: “Credo che il Medico Veterinario nel consigliare un’alimentazione debba prima di tutto essere certo che quanto indicato sia un’alimentazione giusta e corretta per la salute ed il benessere dell’animale. Per fare questo ed essere certo di consigliare oggi un’alimentazione corretta ha a disposizione decine di prodotti industriali specifici per quell’animale e garantiti qualitativamente. Ovviamente esiste la possibilità di sostituire il petfood con un’alimentazione casalinga che però per avere le stesse caratteristiche, adeguate per quell’animale richiede indicazioni precise da parte di un Medico Veterinario esperto o specialista di alimentazione, oltre ad un buon impegno da parte del proprietario. Non possiamo dimenticare che il petfood ha permesso un’ampia diffusione degli animali da compagnia ed è stato probabilmente il primo fattore di miglioramento del loro benessere raddoppiando anche le loro aspettative di vita. Se per caso il rifiuto da parte del Medico Veterinario deriva dalla certezza che una dieta casalinga da lui suggerita, sulla base della sua esperienza, non fosse comunque adeguata per l’animale rispetto alle alternative industriali, credo che il suo rifiuto possa essere giustificato essendo orientato soprattutto al benessere dell’animale”.

In conclusione, in molti prodotti se l’azienda non indica l’utilizzo di carne fresca al 100%, non si conosce la vera natura di queste ceneri grezze che possono provenire da scarti, quindi con un indice di bassa qualità. La vastità dei prodotti creati, su cui orientarsi, è enorme abbiamo alimenti anche in base alla taglia e alla razza. Infine, non è chiaro se i componenti analitici siano indice di qualità oppure no. Insomma, è molto difficile orientarsi, ma una cosa è certa: si tratta di uno dei business più affermati degli ultimi anni e in tutto questo riusciranno i padroni di animali a compiere la scelta migliore per il proprio cane?

 

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