Nord e Sud, un divario di cittadinanza che non smette di crescere

Autore:
Federico Bizzini
06/11/2021 - 05:00

Di questione meridionale si parla ormai dalla notte dei tempi. Una questione irrisolta che, mentre il divario tra Nord e Sud del Paese addirittura ha ricominciato a crescere negli anni successivi alla crisi del 2008, non viene neanche più dibattuta.

Visto il silenzio dei media e di gran parte delle classi dirigenti, risulta allora assai istruttiva la lettura di un recente volume che, scritto da Luca Bianchi e Antonio Fraschilla ed edito da Rubbettino nel 2020, affronta il tradizionale divario territoriale che ha caratterizzato la storia unitaria italiana evidenziando come comporti soprattutto enormi disuguaglianze nelle condizioni di vita: Divario di cittadinanza. Un viaggio nella nuova questione meridionale.

Il libro è appunto una ragionata, originale ed analitica disamina delle disuguaglianze tra Sud e Nord del Paese che dimostra quanto sia errata la narrazione di un Sud sprecone e inondato di risorse a dispetto delle oculate amministrazioni del Nord Italia. Pur non mancando di evidenziare i tanti misfatti delle classi dirigenti del Sud, vengono, infatti, sfatati luoghi comuni difficili da superare e si fornisce un quadro chiaro delle reali condizioni del Paese.

Il primo dato che ci viene offerto è quello dei ben duecentomila siciliani che si recano ogni anno nelle strutture ospedaliere del Nord Italia. Fa riflettere che persino primari ospedalieri siciliani e campani si sottopongano ad interventi chirurgici nel Nord Italia, esprimendo apertamente un netto giudizio sulla condizione delle strutture sanitarie.

Peraltro, al Sud è esasperato il rapporto perverso tra politica ed università. Ad esempio, gli ex governatori della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro e Raffaele Lombardo, provenivano dalla sanità e le aziende sanitarie in Sicilia sono state imbottite di medici senza alcuna selezione se non quella delle segreterie dei partiti e dei potentati politici. Per non parlare della nomina dei primari che ha sempre costituito centri di potere gestiti monoliticamente dal ceto politico siciliano.

Lo stesso del resto potrebbe dirsi del sistema dei trasporti e delle ferrovie. I treni ormai sono una prerogativa del Nord e quelli siciliani sono fatiscenti facendo registrare ritardi inammissibili per un paese civile.

La disamina non può non menzionare le statistiche dell'abbandono scolastico che al Sud ha livelli non paragonabili a quelli del Nord. Ma del resto la situazione degli asili nido e del tempo pieno nella scuola primaria al Sud è drammatica anche per le connesse ed inevitabili conseguenze sul lavoro femminile. È chiaro, infatti, che non disponendo di tali servizi sociali è impensabile che la massima parte delle giovani madri abbiano la libertà di dedicarsi ad una occupazione lavorativa fuori dalle mura domestiche.

I giovani, poi, scappano dal Sud in cerca di un lavoro che nel meridione è più un miraggio che altro. A tal proposito, il dato più evidente e sconcertante è quello che riferisce la perdita di speranza delle giovani generazioni, sempre più disincantate e prive di prospettive: i nostri ragazzi spesso non continuano gli studi e ancor più spesso si ritrovano senza lavoro, un lavoro che addirittura non cercano più. La povertà economica coincide dunque con la povertà educativa.

Invitabile quindi affrontare il tema del reddito di cittadinanza che costituisce l'unico sussidio disponibile per chi non può ambire ad altre forme di sostentamento. Un’intera area del Paese che non attrae investimenti perché priva di strutture e di servizi sociali, che si spopola sempre di più con i Comuni dell'interno che vengono sostanzialmente abbandonati (nel volume si narra, ad esempio, di cosa resta del sogno industriale degli anni Cinquanta in città dimenticate come Gela).

A ciò si aggiunga che la questione femminile è, per tutto ciò che si è detto prima, prevalentemente una questione meridionale come denota il crollo della natalità. Giovane, donna e meridionale sembra uno stigma da dopoguerra, ma è la realtà nei nostri giorni.

Tale contesto è indubbiamente un brodo di colture per le mafie e i poteri criminali. Nella condizione di degrado economico-sociale in cui versa il meridione d'Italia, la mafia si impadronisce delle aziende, ne condiziona le assunzioni e le scelte imprenditoriali.

Le disuguaglianze sociali tra Nord e Sud sono quindi sempre più evidenti ed in buona sostanza esprimono due nazioni che procedono a velocità totalmente differenti secondo una precisa filiera di istruzione, formazione e lavoro.

In ultimo viene inevitabilmente rilevato che una effettiva integrazione europea non può non passare da una maggiore integrazione fra le due parti del Paese che denotano tante e tali differenze e disuguaglianze. Ovviamente non posso non rimandare alla lettura integrale del testo che è ricchissima di dati e notizie a corredo dell’interessantissima ed esaustiva esposizione.

 

In copertina: Foto di Jens Aber on Unsplash

 

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