La Terra si riscalda: riflettiamo sulla salute del nostro pianeta

È di recente la notizia della ratifica dell'accordo di Parigi sul clima da parte dell'Unione Europea, che in seduta parlamentare ha votato a favore della riduzione delle emissioni di gas serra. L'accordo, dopo i numerosi allarmi lanciati dagli scienziati e dagli esperti mondiali, permetterà di contenere l'aumento della temperatura globale del pianeta al di sotto dei 2 gradi centigradi.
La ratifica dei Paesi appartenenti all'Unione Europea è in linea con le disposizioni volute dalla Cop21, ovvero la XXI Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, quando nel dicembre 2015 a Parigi i 186 paesi aderenti si sono messi d'accordo per la riduzione di emissioni di gas nell'atmosfera sotto il vincolo di ottenere le ratifiche di almeno 55 Paesi responsabili del 55% delle emissioni globali. I Paesi industrializzati, inoltre, dovranno erogare cento miliardi l'anno a partire dal 2020 per incentivare nel pianeta le tecnologie verdi e disincentivare l'economia del carbone.
L'intesa tra le parti oggi ci permette di elaborare una riflessione sui cambiamenti climatici e sulle alterazioni ambientali che spesso l'uomo produce a danno di sé e delle future generazioni.
Dal 1988 sono state realizzate importanti conferenze sul clima, siglati più o meno efficaci protocolli d'intesa tra gli stati e istituite indispensabili agende in materia ambientale. Queste azioni hanno sicuramente sviluppato una sensibilità a favore del tema ambientale, lanciando i primi germi per far riconoscere, anche attraverso l'opinione pubblica e non soltanto tra gli esperti, l'esistenza di cambiamenti climatici dovuti all'azione umana.
In seguito, si è sentito sempre più il bisogno di mantenere alti i livelli di attenzione verso l'emissione di gas serra nell'atmosfera: già nell 1992, quando il primo summit mondiale, la Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente e lo Sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro avvertiva gli Stati più industrializzati di ridurre le emissioni di anidride carbonica tra il 40 e il 70% entro il 2050.; poi con il Protocollo di Kyoto del 1997, entrato in vigore solo nel 2005, che obbligava i Paesi aderenti a ridurre ulteriormente l'emissione dei gas; sino a giungere alla Conferenza di Copenaghen del 2009 che riprendeva decisamente i Paesi aderenti in merito agli obblighi di riduzione; poi infine agli accordi, intervenuti un anno dopo, nella Conferenza di Cancun dove gli Stati mondiali venivano incoraggiati alla realizzazione di progetti che contrastassero l'inquinamento atmosferico.
In Europa – secondo il sito dell'Agenzia europea dell'ambiente – le emissioni di molti inquinanti atmosferici sono in diminuzione rispetto al passato, tuttavia le concentrazioni sono ancora troppo alte e queste incidono negativamente sullo stato di qualità dell'aria. Nelle città più grandi il problema persiste a causa dell'inquinamento da ozono, biossido di azoto e particolato.
Nello specifico, la Cop21, a detta degli esperti, presenta alcune criticità. I Paesi più industrializzati come Usa e Cina non hanno chiarito se sono tenuti a ridurre l'impatto degli impianti a gas o a carbone. Mentre i Paesi in via di sviluppo in attesa di ricevere i fondi per investire sugli impianti che servono per contribuire a ridurre le emissioni, che pare non arriveranno prima del 2021, potranno continuare a emettere i gas come prima dell'accordo stabilito. Pertanto, sembrerebbe – secondo i più scettici – che i miglioramenti da apportare immediatamente saranno suscettibili ai flussi finanziari e alle tempistiche della politica comunitaria. Inoltre, alcuni esperti ritengono rischioso stabilire nel 2018-2023 la prima revisione delle finalità sulla quantità di emissioni. Per molte nazioni ci sarà ancora la possibilità di inquinare per altri tre anni e questo allontanerebbe il raggiungimento degli obiettivi dell'accordo di Parigi.
Sebbene il clima abbia registrato una pausa in termini di aumento di temperature in questi ultimi diciassette anni, tuttavia, in base alle registrazioni di due anni record nel 1998 e nel 2010, l'anidride carbonica non hai smesso di crescere. Anzi, l'anidride carbonica nell'atmosfera ha causato un aumento della temperatura terrestre molto significativo. Un livello elevato che non si vedeva da 115mila anni – dicono gli esperti - addirittura dai tempi dell'Eemiano il cosiddetto periodo interglaciale, quando appunto il livello del mare era di 6-9 metri più alto rispetto a quello attuale.
Diventa dunque necessario ridurre l'utilizzo dei combustibili fossili o idrocarburi, che ormai rappresentano il motore per il funzionamento delle abitudini umane. I combustibili fossili, che, in poche parole, derivano dalla trasformazione della sostanza organica in forme più stabili di carbonio si disperdono nell'atmosfera, come il petrolio e il carbone. Il loro utilizzo determina un incremento preoccupante di CO2 in atmosfera che concorre al surriscaldamento globale e incide sull'inquinamento atmosferico.
Tuttavia, i buoni propositi lanciati alla Conferenza di Parigi che inducono ad una riduzione delle emissioni di gas non basta. È indispensabile che l'uomo percepisca maggiormente il bisogno di preservare i polmoni verdi del pianeta. Le foreste, i boschi, i parchi che sono teatro naturale per il rilascio di ossigeno e per la sottrazione di anidride carbonica nell'aria, tramite il processo di fotosintesi delle piante, devono essere oggetto di tutela ambientale e di politiche pubbliche. Senza le foreste e le aree verdi avremmo difficoltà a contrastare fenomeni idrogeologici nel nostro territorio, oltre a non poter osservare più le numerose specie animali e vegetali che le popolano. Ad esempio, i più grandi polmoni verdi esistenti nel pianeta Terra, presenti in Amazzonia e nel Congo, oggi sono a rischio deforestazione.
Rischiamo di vedere in un futuro non troppo remoto un pianeta stravolto nella sua fisionomia. Se le foreste vengono rase al suolo dalle multinazionali o bruciate dalla follia umana, anche i ghiacciai ne risentiranno in maniera indiretta. È risaputo ormai come il Mar Glaciale Artico stia subendo naturali contraccolpi a livello climatico, dove le superfici chiare dei ghiacci vengono soppiantate da quelle scure delle acque causando un maggiore assorbimento della radiazione solare e un riscaldamento ulteriore dell'Artico. Apprendiamo sia attraverso diversi studi scientifici pubblicati e sia attraverso le immagini di sapienti documentari di una riduzione della biodiversità e dell'alterazione del funzionamento degli ecosistemi, non a caso una recente spedizione nell'Artico ha testimoniato come l'orso polare – il nome greco è Thalarctos - è costretto a mangiare altri cuccioli di orso polare, a causa della diminuzione dei banchi di foche, trasformandosi così in un mammifero cannibale. Inoltre, le foreste devono sopperire allo sfruttamento delle miniere e all'estrazione di petrolio e gas andando incontro al fenomeno della frammentazione, come nel caso delle foreste boreali del Canada e della Siberia.
La XXI Conferenza delle Parti diventa, pertanto, soltanto il pretesto per vigilare sullo stato di salute dell'ecosistema. La continua e precisa convocazione di assemblee è solo una minima parte del contributo umano, in termini di politica ambientale e di controllo del potere, che non può chiaramente soddisfare i bisogni primari del pianeta Terra. Gli stati mondiali, sotto le vesti delle Nazioni Unite, non possono esimersi dal praticare una maggiore e più convinta sensibilizzazione e promozione sul tema ambientale. Molti passi avanti sono stati già fatti, come riconoscere, insieme alla comunità scientifica, che molti cambiamenti climatici siano prodotti dall'azione umana. Ma oltre alla promozione è importante la tutela del verde attraverso la limitazione dello sfruttamento delle foreste e del sottosuolo. E adesso che anche l'Unione Europea ha concluso l'accordo internazionale, toccherà ai Paesi aderenti alla UE recepire l'accordo renderne obbligatorie le disposizioni. E anche l'Italia dovrà fare la propria parte, ma il nostro Paese è pronto?
clicca e scopri come sostenerci
Autore
Autore

Nasce alle pendici dell'Etna, ad Adrano. Vive a Catania facendo spola tra la città e l'entroterra. Classe '87, consegue la laurea magistrale in storia contemporanea. Sono diverse le collaborazioni con le testate giornalistiche che lo aiutano a farsi le ossa. Si occupa di tutela e promozione di beni culturali e ama leggere.







