La Riserva Naturale Orientata “Fiume Fiumefreddo” ed il “Pantano Gurna”

Un viaggio alla scoperta dei luoghi naturalistici più belli della nostra Sicilia, luoghi che, spesso poco noti, rappresentano un patrimonio inestimabile. A partire da questa semplice idea ritorniamo a parlare delle Riserve Naturali presenti sull’Isola (i lettori più attenti della nostra testata ricorderanno che, alcuni anni fa, abbiamo già dedicato una serie di articoli all’argomento) con la speranza non soltanto di incentivarne, dove questa è possibile, la fruizione ma anche di incoraggiare le nostre Istituzioni a preservarle con sempre maggiore cura.
Prima tappa di questo nuovo percorso la Riserva Naturale Orientata “Fiume Fiumefreddo”.
In passato l’intera zona costiera a ridosso del litorale che da Riposto arriva a Fiumefreddo era molto paludosa perché fortemente interessata dal fenomeno delle cosiddette “risorgive”, sorgenti di acqua dolce tipiche dei terreni di fondovalle con falde acquifere non troppo profonde.
Solo, però, negli anni Sessanta cominciò ad essere avvertita, in modo significativo, la necessità di improcrastinabili interventi finalizzati a garantire la conservazione delle particolari condizioni ecologiche dei due siti ed, in particolare, dell’unicità degli ambienti che, per il lento defluire di acque particolarmente fredde, si caratterizzavano per la presenza di una vegetazione acquatica di rara bellezza. L'area rappresentava, inoltre, il punto d'incontro tra una specie idrofita tipica dei climi dell'Europa centro-settentrionale, qual è il ranuncolo a pennello, che ha qui la sua stazione di rilevamento più a sud d'Europa, ed il papiro, specie tipica dell'Africa tropicale.
Ed ancora, data la fitta vegetazione ripariale, costituita principalmente dai canneti, offriva rifugio a interessanti specie di uccelli stanziali quali la gallinella d’acqua, il verdone, l’usignolo e migratori come il germano reale, il moriglione, il nibbio, la gru e la cicogna.
A tutela e salvaguardia di tali territori, la Regione Siciliana ha ritenuto intervenire, nel 1984, mediante Decreto dell’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente N. 205 con l’istituzione della “Riserva Naturale Orientata Fiume Fiumefreddo” e, successivamente, con l’individuazione della zona vincolata denominata “Pantano Gurna” di cui al Decreto Assessoriale N. 5207 del 16 marzo 1992.
Da segnalare, inoltre, che, entrambi, sono stati riconosciuti come “Siti di Interesse Comunitario”, territori, cioè, che, istituiti dalla direttiva comunitaria “Habitat” 92/43, concorrono in modo significativo a mantenere o a ripristinare un habitat naturale o una specie in uno stato di conservazione soddisfacente.
Nonostante tali previsioni normative, il degrado dell’intero comprensorio naturalistico non ha, però, registrato una significativa inversione di tendenza sia perché un certo interesse ha riguardato solamente la “zona A” della Riserva di appena 10,37 ettari sia perché la “zona B” di Pre-Riserva (peraltro di soli 70,13 ettari) ha tenuto conto delle previsioni di destinazioni d’uso individuate nei Piani di Urbanizzazione redatti dai Comuni interessati che, nel rispetto della normativa vigente, non potevano escludere le conseguenze del naturale processo di antropizzazione che non ha risparmiato questi territori.
Per tutti (ma non è il solo elemento di disturbo), l'esercizio di una agricoltura svolta in forma intensiva e con l'uso massiccio di prodotti chimici per la concimazione del terreno e per la difesa delle coltivazioni non può non determinare condizioni oggettive per una inevitabile alterazione dei delicati equilibri sulle acque di falda (specialmente di quelle superficiali), sulla vegetazione (con il sopravvento di specie invasive a scapito di quelle originarie del luogo) e, conseguentemente, sull’avifauna che prediligeva la natura di queste aree.
Anomalie che dovrebbero essere rilevate e contrastate dall’Ente gestore che, tra i suoi compiti, annovera quello di divulgare e di favorire tecniche di agricoltura il più rispettose possibile dell’ambiente e che, nel caso della Riserva del Fiume Fiumefreddo, era stato individuato nell’Amministrazione Regionale di Catania che, una volta cessata, ha trasferito le proprie competenze alla Città Metropolitana di Catania.
Ente, quest’ultimo, che non poteva non esercitare i compiti e le funzioni che le tante ed eterogenee normative gli attribuiscono dato il clima di incertezza e di precarietà legato alla sua stessa collocazione nel quadro istituzionale.
Quali, allora, le prospettive per la Riserva Naturale Orientata “Fiume Fiumefreddo”, il “Pantano Gurna”, le altre aree naturalistiche del territorio catanese di sua competenza come, pure, per i soggetti destinatari delle molteplici attività che, nel tempo, erano state assegnate alle ex Amministrazioni Provinciali?
Va infine ricordato che la Riserva è tipologicamente individuata come “riserva naturale orientata al fine di consentire la conservazione della flora acquatica ed il ripristino, lungo gli argini, della vegetazione mediterranea”.
Il legislatore ha, quindi, ritenuto fissare limiti e vincoli (ma quanto compiutamente osservati e/o fatti rispettare?) per un limitato e ben circoscritto comprensorio che - non è, forse, il caso di non ricordare - è immediatamente a ridosso di due altre aree contigue che, pur non presentando le peculiarità che hanno motivato la specifica istituzione della Riserva del Fiume Fiumefreddo appena sopra ricordate, meriterebbero - data la condizione in cui, comunque, versano - un’attenzione assai diversa da quella fin qui ricevuta.
Una parte della contrada Marina di Cottone (a partire da quella adiacente alle sponde della foce dello stesso fiume Fiumefreddo, attualmente non rientrante nella Riserva) e la limitrofa vasta area dove sorgevano le ex cartiere SIACE e Keyes non richiederebbero, infatti, avere - in una logica di doveroso rispetto e corretta valorizzazione del bene comune - una destinazione più congeniale alle loro potenzialità ambientali?
In copertina: L’ingresso della Riserva Naturale Fiume Fiumefreddo
Foto di Davide Mauro - Opera propria, CC BY-SA 4.0
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Catanese, dopo una lunga esperienza sindacale nel comparto della Pubblica Amministrazione, si dedica - nei primissimi anni Novanta del secolo scorso, sulle pagine del quotidiano del pomeriggio di Catania Espresso Sera - all’impegno sociale e civile finalizzato a raccogliere e far emergere le condizioni e le aspettative delle singole 17 Circoscrizioni in cui, all’epoca, era suddiviso il capoluogo etneo.
Dopo la chiusura del giornale, trasferisce lo stesso impegno sulle colonne del settimanale Prospettive, accompagnandolo - con ravvicinata periodicità - a spazi dedicati alle iniziative delle associazioni di volontariato attive nel territorio.
Ha curato il notiziario del Consiglio Provinciale Etneo della Consociazione dei Gruppi Donatori di Sangue “Fratres”, la newsletter della sezione “Antonio Farsaci” del Tribunale per i Diritti del Malato di Catania ed il Bollettino della Conferenza dei Comitati Consultivi delle Aziende Sanitarie della Regione Siciliana.
Con ilpapaverorossoweb torna in campo per un percorso di ricerca e proposizione di frammenti di quanto si sta muovendo nel vasto ed ancora indefinito universo della digitalizzazione sanitaria e della telemedicina in modo da cercare di coinvolgere e stimolare conoscenze e contributi su una materia che, comunque, pregnerà e condizionerà sempre di più l'esercizio della sanità nonché per proporre elementi di conoscenza riguardanti peculiari aree ambientali, come le 74 riserve naturali della Sicilia.







