Farmaci e bambini, aumenta la ricerca ma troppi non sono a loro misura

Autore:
Redazione
28/10/2017 - 09:36

Migliora la ricerca farmacologica per i bambini in Europa, ma ancora troppo poco. Inoltre, non è finalizzata ed i bambini e gli adolescenti ricevono farmaci studiati e sperimentati solo sugli adulti. Insomma, nonostante i risultati raggiunti (mille protocolli di sperimentazioni cliniche pediatriche in Europa in un decennio, di cui centotrentuno già concluse), c'è ancora molto da fare per rendere la terapia farmacologica per i bambini, in Europa e in Italia, più efficace e sicura.

Nel frattempo è stato presentato al Parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa il Rapporto sui primi risultati ottenuti nei dieci anni dall'entrata in vigore del Regolamento Europeo per lo sviluppo e la sperimentazione dei farmaci per i bambini.

I risultati sono positivi (dal 2007 al 2016 la percentuale di bambini partecipanti a sperimentazioni cliniche è considerevolmente aumentata, passando da 8,3% a 12,4%), ma molti dei farmaci presenti sul mercato sono ancora privi di autorizzazione per l'uso specifico per i bambini e gli adolescenti: le conoscenze si basano sui risultati di sperimentazioni cliniche condotte con gli adulti e non specifiche con i bambini e gli adolescenti. Il Rapporto documenta che per alcune aree quali la reumatologia, o per alcune malattie come quelle infettive o cardiovascolari, la nuova regolamentazione ha ottenuto risultati positivi per lo sviluppo di farmaci dedicati anche ai più piccoli.

Invece, per altre aree quali l'oncologia o per le malattie rare questo strumento è risultato inefficace. L'interesse della ricerca industriale è stato selettivo investendo solo in quei settori in cui gli interessi dei produttori e i bisogni dei pazienti si sono sovrapposti sia per gli adulti che per i bambini.

«Un ulteriore esempio - dice Silvio Garattini, Direttore dell'IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche "Mario Negri" di Milano - della mancanza di una ricerca indipendente europea e nazionale che operi negli interessi dei cittadini-pazienti e non condizionata da quelli del mercato».

«Un'area ancora dimenticata - dice Maurizio Bonati, Responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica e del Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell'istituto milanese - dove gli psicofarmaci, per quanto poco utilizzati in età evolutiva, in particolar modo in Italia, lo sono troppo spesso in modo inappropriato o fuori dalle indicazioni per cui sono stati messi in commercio (off-label)».

(ANSA)

 

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