Amianto killer, Sardegna campo minato: 13 kg a metro quadro

Autore:
Riccardo Anastasi
21/02/2016 - 14:22
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CAGLIARI - Duemila campi da calcio, quasi a voler contenere per intero 1085 siti pubblici contaminati, di cui 319 scuole e 60 uffici pubblici. È l’esatto contorno di una scottante attualità. Si pensi solo che, dati alla mano, oltre duemila rettangoli verdi non basterebbero a contenere, in proporzione, l’intero quantitativo presente sull’intero territorio regionale. Febbre da numeri o scomoda verità? Più che altro calcoli, cifre, statistiche e somme che dietro il loro contenuto freddo nascondono le dimensioni di un’emergenza difficile da superare senza una chiara programmazione.

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L’amianto in Sardegna è presente con una distribuzione di circa 13 chili a metro quadro, ma sebbene la ricognizione effettuata negli ultimi anni riguardo alla presenza della sostanza killer sul territorio non lasci spazio a interpretazioni o fraintendimenti, c’è ancora chi tende a minimizzare. E non si parla di tempistiche nei processi di rimozione, più semplicemente di risolutezza, se, come appare, si calcola che solo una minima parte dei fondi previsti da leggi specialistiche in materia sia stata utilizzata dalle pubbliche amministrazioni sarde per la bonifica ambientale.
Come a voler rassegnarsi all’idea che, di questo passo, sarebbero necessari più di trecento anni per liberare la Sardegna. Tempi inconcepibili, poco inclini al silenzio con cui l’amianto continua a mietere vittime. Ritardi su ritardi, beghe e falle nel sistema burocratico che mai, però, rappresenteranno una motivazione valida a giustificare l’idea che l’Isola sia ormai un campo minato. Rabberciata e sfigurata dalla presenza di un elemento che, seppure associato al poco decoroso eternit, non si traduce in un problema estetico per le nostre città e i nostri paesi, ma piuttosto in quell’emergenza sanitaria spesso presa sotto gamba, anche da un’incolpevole collettività poco informata, suo malgrado, sui rischi mortali. Chi, difatti, tra l’intera popolazione sarda è pienamente consapevole del fatto che la potenziale pericolosità dei materiali contenenti amianto dipenda dall’eventualità che le fibre aerodisperse contenute nelle lastre, spesso accatastate e in attesa di essere smaltite, una volta rilasciate nell’ambiente, possano venire inalate? Pochi finora, davvero troppo pochi. 
Soluzioni di contrasto al problema? Occorre dire che sebbene da diversi anni, alla presa d’atto coscienziosa della questione venga pure associato un tentativo di attuazione di tutte quelle contromisure massicce quali, prima tra tutte, la mappatura dei territori contaminati, l’avvio dei processi di bonifica è ancora lento e disomogeneo. E questo anche a causa dell’estrema complessità tecnica di ogni manovra di bonifica stessa, sia per l’acqua che per il suolo, benché essa rappresenti il metodo più efficace per sconfiggere un nemico silenzioso. Un nemico che, subdolo e letale, come avviene nella maggior parte dei casi, viene respirato un po’ da tutti nella forma di micro-polveri inconsciamente inalate e difficili da eliminare. Tanto difficili da portare alla progressiva cicatrizzazione dei tessuti polmonari, alla calcificazione delle membrane che difendono l’intero sistema respiratorio e  all’esposizione a tumori quali il mesotelioma (cancro alla pleura, pericardio e peritoneo).

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Ora, sebbene ci si chieda spesso cosa rallenta i processi di smaltimento e bonifica, occorre tenere in debita considerazione che, come in ogni questione che vede l’interesse del singolo coinvolto, a rallentare l’efficacia dei provvedimenti di contrasto intervenga puntualmente anche la responsabilità del privato che, per non dover far fronte ad oneri di una certa importanza, tende sempre a minimizzare il rischio eternit, “coprendo” subdolamente i depositi di materiale sui tetti di costruzioni private fatiscenti o fondi di volume considerevole.
Responsabilità accertate o latenti, tanto ancora rimane da fare: si va dallo smantellamento di intere aree negli edifici a rischio, scuole e siti pubblici contaminati da veleni altamente cancerogeni (ospedali e case di cura, impianti sportivi, addirittura costruzioni sacre) alla bonifica di interi centri dove si trovano invece impianti industriali con amianto.
Un carico letale stimato in circa cinquemila tonnellate da trattare negli edifici pubblici e 88mila in siti industriali. Senza contare spiagge e arenili dove ancora l’eliminazione dei materiali a rischio non si è ancora conclusa.
L’idea di fondo, per quanto l’aspetto specifico della lotta all’inquinamento, è quella di dare impulso alle azioni di repressione e prevenzione di nuovi pericoli. Perché solamente attraverso un’attività costante ed efficace nel tempo si riuscirà a mettere fine a un’emergenza allarmante. Che dura da decenni e lascia in dote altro dolore.

 

Immagini:

Dalla mappatura dei luoghi pubblici ove è stata riscontrata la presenza di amianto, diverse centinaia risultano ancora le costruzioni sui cui tetti sono depositate coperture e lastre in eternit.

Foto tratte da provincia.mediocampidano.it

Zone sottoposte e divieto di accesso per la presenza di eternit e amianto divelto, fonte di pericolo per il potenziale rilascio di micropolveri letali nell'aria.

Foto tratta da casapoundsardegna.altervista.it

 

A cura di Riccardo Anastasi

 

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