Amato dagli dei e (mal) ripagato dagli umani, nuova vita per il Mirto di Sardegna
CAGLIARI - Nell’era delle battaglie contro l’industrializzazione selvaggia, contro l’inquinamento del pianeta che, chissà ancora per quanto (poco o molto che sia) ci ospita, e contro la cementificazione che logora ogni piccolo angolo verde, creato e rimasto a “uso e rispetto” per l’uomo, nessuno si stupirà se la nostra attenzione verrà, per una volta, captata da una notizia che sembra ringiovanire il rapporto, ormai ai minimi, tra uomo e natura.
Similitudini a parte, vere o tentate, in botanica, si sa, che ad ogni fiore o frutto corrisponde un’idea, un’immagine o un ricordo evocato capace di stimolare la percezione sensoriale e tattile. E siccome in botanica non vi sono eccezioni pronte a scardinare le regole, eccone ancora una conferma.
Da sempre associato alla femminilità e al mondo del gentil sesso, tanto che nell’antica Grecia, molte amazzoni ne portavano il nome, del frutto in questione la natura sembra tornata di nuovo a darne piena mirabilia, con uno spettacolo che ha inorgoglito, e non solo, gli operatori del settore botanico sardo e tutti gli esperti di macchia mediterranea.
Giacimenti a cielo aperto dai colori sgargianti, rigogliosi di piccole primizie dal colore scuro ma dal contenuto prezioso hanno iniziato a tappezzare nuovamente i boschi di mezza Sardegna.
Dono incondizionato di una natura accidentata, ma mai incapace di regalare stimoli visivi ed olfattivi, il mirto, è, mai più di adesso, il simbolo di un economia in cerca di rilancio, vogliosa di rendere meno amara le sorti di un intero comparto produttivo.
E quella bacca viola-blu la dolcezza ce l'ha già nel nome: murtaucci, murta durci.
Casualità accidentale o nuovo insperato gesto con cui la natura vuole tendere una mano, una tregua o quel che si vuole, con l’uomo rimasto per anni a mortificarla? Ai più non è dato saperlo, ma quel che da qualche tempo a questa parte si verifica in molti angoli dell’Isola ha i contorni di un dono divino. Come quello che, si tramanda, vide protagonisti gli dei dell’Olimpo, destati dall’inconfondibile aroma di mirto, sacro per altro alla dea Afrodite, che li inebriò agli albori della storia.
Una bacca “tosta”, decisa, pronta a trasformarsi con un processo di lavorazione custodito e tramandato con sacra ritualità, nel nettare digestivo capace di far impazzire anche il più impavido tra gli astemi. Una primizia che, divenuta marchio di qualità per eccellenza, ha saputo suggestionare più di un centinaio di slogan promozionali.
Risorsa ritenuta inesauribile, ma pur sempre soggetta alle alterazione bio-dinamiche della natura, il mirto sardo deve la sua efficacia anche alle proprietà benefiche di cui è portatore. Tra di esse, alcune si esplicano nella cura contro diversi disturbi del processo digestivo, mentre grazie alle sue proprietà toniche ed antisettiche, al mirto hanno attinto molte aziende del settore bio-cosmetico per la preparazione di creme e detergenti per parti intime nonché per il trattamento di pelli sensibili.
Una ricchezza, dunque, inestimabile o inestimata? Sembrerebbe entrambe, dal momento che di vera e propria guerra si è parlato allorquando diversi anni fa, la categoria dei raccoglitori, capaci di vere e proprie imprese professionali pur di accaparrarsi le bacche migliori ancora turgide di rugiada mattutina, annunciarono di essere pronti alla mobilitazione ricorrendo anche a manifestazioni di piazza ed allo sciopero, per salvare il proprio lavoro e difendere una delle attività tradizionali dell’isola.
A molti è sembrato il caso di erigere un muro a difesa di questa primizia, sottoposta a rigidi controlli volti a testarne le qualità. Uno tra tanti, l’istituzione, ancora non sancita, del marchio di Indicazione Geografica che ne metta al riparo la tipicità dalle contraffazioni “innaturali”, se, come è vero è giunta traccia di piantine di mirto coltivate in Oriente per essere impiantate nelle porzioni locali di macchia mediterranea.
Inaudito.
Bel modo di ripagare la mano tesa della natura all’uomo.
Immagini:
Nelle foto su pubblicate, esempi di vegetazione e di nuova germinazione di Mirto di Sardegna nei cespugli lungo le boscaglie di Is Cannoneris, tra i comuni di Pula, Domus de Maria e Teulada.
(Tutte le foto sono di proprietà dell'autore del pezzo).
In copertina: Rigogliosi cespugli di Mirto di Sardegna nel Medio Campidano con la nuova germinazione di bacche del mese di dicembre.
A cura di Riccardo Anastasi
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