Insegnare l’omeopatia: veleni all’Università di Pisa

PISA - Il titolo del corso è innocuo e discreto: La nuova Farmacia, tra salute e benessere. Ma quel master in “cosmesi, medicina omeopatica e marketing”, da pochi giorni iniziato all’Università di Pisa, sta scatenando un putiferio nel mondo accademico. Malumori e dissensi che non arrivano solo dall’ateneo toscano. Uno scontro che, oltre a contrapporre “conservatori” e “innovatori” della materia, mette in discussione la stessa essenza della medicina: la validità scientifica.
A guidare la protesta è uno dei più prolifici e apprezzati scrittori italiani. Perché Marco Malvaldi (romanziere dalla cui penna sono nati i protagonisti della serie BarLume, con ottimo riscontro di pubblico) è anche laureato in chimica. E si dichiara addirittura “indignato per quanto sta accadendo a Pisa”, Università dove ha conseguito la laurea. “La facoltà di Farmacia insegna principi molecolari e di chimica. L’omeopatia è esattamente l’opposto: acqua fresca. Chimica è omeopatia sono materie incompatibili. O esiste una o l’altra. Se i principi alla base dell’omeopatia sono veri - conclude il chimico-scrittore - bisognerebbe smettere di insegnare la chimica, la termodinamica e la meccanica statistica perché evidentemente non servono. O è sbagliata la chimica o è sbagliato ciò che dicono gli omeopatici, non c’è via di mezzo”. Dello stesso parere Cinzia Chiappe, professore ordinario di chimica organica a Pisa: “Alla base c’è solo il business. Lecito che qualcuno ci creda, ci mancherebbe. Ma non in una facoltà universitaria”.
Ma non è la prima volta che l’omeopatia entra in un master universitario. Ce n’è uno in corso all’ateneo di Bergamo. In futuro, uno anche ad Urbino. “La diatriba andrà avanti a vita”, commenta il dott. Andrea Raciti, farmacista, tra gli ideatori del master di Bergamo. “Ma il punto è un altro. In Italia 9 milioni di persone scelgono regolarmente le cure omeopatiche. Siamo terzi in Europa dopo Francia e Germania. Il nostro obiettivo è formare il farmacista, dargli un bagaglio di conoscenza, metterlo in condizione di saper rispondere alle richieste di un paziente, di orientarlo nelle scelte. Le accuse del mondo accademico? Le capisco, ma essere integralisti non porta lontano”.
In effetti, le Università, lo dice il nome stesso, dovrebbero conservare e trasmettere il sapere in senso “universale”. Per questa ragione esistono anche le facoltà di Teologia, ma ogni studente ha facoltà - è proprio il caso di dirlo - di scegliere se essere credente o meno. Già il fatto che lo scontro si sia così esacerbato in quel di Pisa, fa sorgere il sospetto che l’”integralismo” di cui sopra si nasconda spesso dove me lo si aspetta, talvolta da entrambe le parti.
Stando alle dichiarazioni di chi sostiene il nuovo corso di laurea, l’intenzione non è nemmeno quella di dimostrare la bontà dell’omeopatia: “Il master ha l'obiettivo di approfondire le conoscenze tecnico-professionali necessarie agli operatori sanitari per operare con la massima competenza nella moderna farmacia”. Ed è l’aspetto che Ylenia Zambito, ricercatrice del dipartimento di Farmacia e uno dei docenti che terrà il master, difende. “L’efficacia dei farmaci omeopatici è tutta da dimostrare e quindi la polemica può essere fondata - sottolinea - ma lo scopo del master è preparare i laureati agli argomenti che devono affrontare nell’esercizio della professione di farmacista e visto che una grande fetta dei prodotti farmaceutici venduti appartiene a questa branca è opportuno conoscerla”.
clicca e scopri come sostenerci







