Gli scarti dell'Ilva di Taranto arrivano ad Augusta. Una scelta ingiusta

Ciò che unisce oggi la città di Taranto con il triangolo ionico di Augusta, Melilli e Priolo Gargallo, non è soltanto il mare o la definizione di luoghi situati in calde e amene regioni del Belpaese. Ciò che unisce questi territori, oggi più che mai, è un legame amaro, amarissimo, di posti vissuti e trasformati come una nube avvolta da fumi e gas tossici.
Li lega il triste destino di essere stati individuati come città industriali, quando con la fine della fase bellica il processo accelerato di industrializzazione, provocato da una politica economica di espansione e modernizzazione, decise di trasformare quelle terre in luoghi dove costruire ovvie macchine di lavoro e di produzione, senza mai, o quasi mai, prendere le giuste precauzioni e adottare le dovute contromisure per intervenire efficacemente avviando una solida bonifica e spazzando lo spettro della desolazione di luoghi abbandonati a sé stessi.
L'attuale vicenda del trasferimento degli scarti industriali prodotti dall'impianto siderurgico dell'Ilva di Taranto destinati alla discarica Cisma, in territorio di Augusta e Melilli, conferma questa descrizione di luoghi dalle caratteristiche molto comuni. Una pericolosa gestione che suscita scalpore, considerato che la discarica ha accolto anche i rifiuti urbani provenienti da alcuni comuni siciliani, a cui si aggiunge lo smaltimento del polverino che gli elettrofiltri trattengono dai fumi dell'altoforno dell'impianto Ilva di Taranto.
Ma cos'è il polverino? Un rifiuto speciale, residuo dalla lavorazione industriale dovuto dalla ritenzione tramite elettrofiltri delle particelle solide dei fumi degli altoforni che gli stabilimenti siderurgici producono. Sarebbe "una materia prima secondaria destinata ad essere reimpiegata nelle industrie cementizie", da classificare in teoria come rifiuto non pericoloso. Tuttavia, rimane pur sempre uno scarto di lavorazione poco gradito, soprattutto se esso viene destinato al conferimento in discariche autorizzate e trattato a tutti gli effetti come un rifiuto speciale.
In realtà, la vicenda non è del tutto nuova, quando nell'aprile 2015 era già partito un carico di circa 9 mila tonnellate di polverino dagli stabilimenti di Taranto, giunto in nave al porto di Augusta e in seguito trasferito alla discarica Cisma di Melilli. La polemica è tornata in auge, dopo che Legambiente ha segnalato i trasferimenti che avvengono settimanalmente, con i carichi che partono da Taranto e giungono, stavolta, a Catania per continuare in direzione di Siracusa, in località di Melilli, dove è situata la discarica. Chiaramente, le associazioni ambientaliste e i cittadini impegnati attivamente contro la scelta di trasferire gli scarti dell'Ilva di Taranto in territorio siracusano, ritengono grave “questo arbitrario e sistematico trasferimento di rifiuti speciali, da un'area altamente contaminata a un'altra che versa nelle medesime disastrose condizioni sanitarie e ambientali”.
Pertanto, ne è nata una protesta attuata da alcuni cittadini di Augusta e di Melilli che hanno accolto con un sit-in l'arrivo degli scarti prodotti dall'Ilva di Taranto. Le associazioni ambientaliste in dissenso con questa misura denunciano i viaggi dei tir, le partenze che da Taranto avvengono a cadenza settimanale con una trentina di autotreni carichi, ciascuno di circa 900 tonnellate di scarti. Oltre alle proteste e alle denunce sono arrivate anche le interrogazioni parlamentari dirette a Bruxelles da parte di alcuni eurodeputati e deputati regionali all'Ars, oltre al coinvolgimento del Ministro dell'Ambiente, chiamato a rispondere in Parlamento. Il Ministro all'Ambiente Gianluca Galletti, nell'aprile 2015, in merito al trasferimento degli scarti, definì la situazione di “transitorietà”. E invece, evidentemente, il polverino continua a fare la spola dalla Puglia alla Sicilia in barba a quelle che sono le emergenze ambientali e le criticità sanitarie legate all'isola.
La misura di transitorietà non è stata osservata dal Ministero e la vicenda ha allertato nuovamente le associazioni e i cittadini. In primis don Palmiro Prisutto, protagonista di molte battaglie ambientali per la tutela dei territori siracusani, che insieme ad alcune associazioni locali ha sollevato un polverone. Il risultato dell'assemblea popolare ha permesso la realizzazione di un documento indirizzato al Ministro dell'Ambiente in cui si chiede “il blocco immediato del traffico di rifiuti dall'Ilva verso la Sicilia” e un invito rivolto al governatore siciliano e alle amministrazioni locali a prendere posizione.
L'area siracusana, considerata ad alto livello d'inquinamento, a livello industriale è molto estesa. Essa comprende diverse tipologie di impianti: chimici, un polo petrolchimico, una raffineria, un'area portuale, le discariche. Anche per questo A.D.A.S. Onlus ha deciso di portare alla luce il problema, poiché il trasferimento degli scarti industriali sbarcati prima ad Augusta e in seguito a Catania via Mediterraneo, rappresenta un fenomeno importante che riguarda la qualità della salute di tutti i cittadini e dell'ambiente circostante.
Difficilmente le istituzioni potranno ignorare un messaggio di dissenso così chiaro. Taranto e i tarantini non hanno colpe, anzi sono vittime di scelte scellerate compiute da rappresentanti politici. Inoltre, è bene ricordare come il trasferimento del polverino dalla città di Taranto ad Augusta e Melilli compromette ancora di più una zona a serio rischio contaminazione, che già annovera tra i diversi disagi anche quello di un fragile ecosistema marino, perché se è vero che da un lato lo smaltimento riduce gli impatti negativi nel territorio tarantino, dall'altro quasi inspiegabilmente li orienta in una zona già compromessa e inquinata. Tutto questo nel massimo riserbo, all'insaputa di quei cittadini che non hanno informazioni per difendersi dall'ennesima scelta ingiusta nei loro confronti.
clicca e scopri come sostenerci
Autore
Autore

Nasce alle pendici dell'Etna, ad Adrano. Vive a Catania facendo spola tra la città e l'entroterra. Classe '87, consegue la laurea magistrale in storia contemporanea. Sono diverse le collaborazioni con le testate giornalistiche che lo aiutano a farsi le ossa. Si occupa di tutela e promozione di beni culturali e ama leggere.







