
Aria avvelenata a Milazzo: report ad un anno dall'incendio alla raffineria

MILAZZO (ME) - Erano le 00:45 del 27 settembre 2014 quando le fiamme esplosero all'interno della raffineria Mediterranea di Milazzo, nel messinese. Un incendio durato oltre 12 ore, che tenne col fiato sospeso la Sicilia intera. Nessuna vittima, per fortuna, ma tanta angoscia non soltanto per l'ambiente - i fumi visibili a chilometri di distanza resero il cielo cupo per ore - ma anche per il futuro di chi in quella terra vive la propria quotidianità.
A distanza di oltre un anno cosa è cambiato? Niente, a sentire i cittadini, monta così la protesta.
"I residenti nella Valle del Mela contestano l'inerzia di alcune Istituzioni che ignorano a tutt’oggi la disastrosa situazione ambientale e gli innumerevoli studi scientifici. E’ trascorso più di un anno dall’incendio del serbatoio TK513 della Raffineria di Milazzo che ha destato panico, preoccupazione, allarme, rabbia fra la popolazione residente - spiegaPeppe Maimone presidente Ass. Difesa Ambiente e Salute del Cittadino - Qualche settimana fa nel corso di un incontro pubblico promosso di Comuni di San Pier Niceto, Santa Lucia del Mela e Monforte San Giorgio in collaborazione con la Città di Milazzo sono stati resi noti i risultati delle attività di sorveglianza epidemiologica e ambientale condotte a seguito dell’incendio e finanziate dai Comuni di Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto e Monforte San Giorgio. Uno studio che ci tengono a precisare le amministrazioni comunali che non è in contrapposizione con Enti ed Istituzioni ma ad integrazione del lavoro svolto".
I cittadini della Valle del Mela, purtroppo in quei giorni, hanno respirato agenti inquinanti potenzialmente pericolosi per la salute pubblica. Cosa è emerso dunque dalle recenti analisi del territorio?
"I risultati hanno evidenziato la ricaduta di polveri contenenti notevoli quantità di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) che sono sostanze cancerogene pericolose per la salute pubblica" prosegue Maimone.

Le maggiori ricadute hanno interessato sia le immediate vicinanze del serbatoio incendiato nella frazione di Archi che le zone a ovest nell’abitato di Milazzo, e, in minor misura, quelle a sud dell’impianto, nel raggio di alcuni chilometri, da Santa Lucia a Pace del Mela e fino a San Pier Niceto.
I confronti presentati con altre realtà simili per la presenza di grandi impianti di raffinazione petrolifera hanno mostrato una forte eccedenza di IPA in ragione di circa 30 volte nelle zone immediatamente prospicienti il serbatoio incendiato e in direzione ovest, e di circa 10 volte in direzione sud.
Si tratta di sostanze cancerogene per l’uomo come classificato dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che non dovrebbero essere presenti neanche come contaminanti a piccole dosi. "La documentazione della dispersione di queste sostanze che è stata presentata pone interrogativi importanti dal punto di vista degli effetti sanitari nel tempo e della tutela della salute della popolazione, a cominciare dal loro destino e dalla possibile contaminazione della catena alimentare".
L’indagine svolta ha basato le proprie indagini proprio analizzando un campione delle polveri depositatesi a seguito dell’incendio sui davanzali delle abitazioni e sulle superfici esterne.
Su questi temi e sul contributo delle istituzioni sanitarie e ambientali si è aperto un vivace dibattito. "Nel corso del prossimo anno la centralina verrà ulteriormente potenziata con il monitoraggio di altri inquinanti importanti come tra gli altri l’anidride solforosa e il biossido di azoto" conclude Maimone.
Queste informazioni dunque hanno permesso di rintracciare la situazione corrente dell’inquinamento dell’aria.
Nella Valle del Mela forse è più corretto parlare di area ad elevato rischio di crisi ambientale e sanitaria: i cittadini, così come denunciato, da anni attendono il piano di risanamento, le bonifiche e fatti concreti dalle istituzioni che invece tardano ad arrivare, le aziende continuano ad inquinare il territorio ed è stato presentato anche un progetto per la realizzazione di un termovalorizzatore da 510mila tonnellate.
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